Oratorio di Natale a San Marco

Posted on 21 gennaio 2015 di

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 Soprano: Sunhae Im
Mezzosoprano: Bernarda Fink
Tenore: Martin Lattke
Baritono: Dominik Königer

Rias Kammerchor Berlin
B’rock Orchestra
Direttore: René Jacobs

Come ogni anno, all’avvicinarsi del periodo natalizio, la Società del Quartetto ospita una compagine internazionale specializzata in musica antica e barocca per eseguire filologicamente e ad altissimo livello i pezzi sacri che più contraddistinguono questa festività. A questo proposito viene subito alla mente il Weihnachts-Oratorium di Bach, l’Oratorio di Natale creato accorpando sei cantate che nelle intenzioni del compositore dovevano essere eseguite in sei giornate distribuite fra il Natale e l’Epifania. Fatta questa scelta, resta il compito più arduo: trovare a chi affidare queste quasi tre ore di elevatissima musica. Il nome di René Jacobs è in questo senso una garanzia, in quanto oltre ogni ragionevole dubbio egli è fra i maggiori studiosi, esecutori e divulgatori della musica pre-classica viventi. Per lui si possono tradire anche Ton Koopman e le compagini di Amsterdam, ospiti gli anni scorsi. Al seguito di Jacobs arrivano invece il prestigioso RIAS Kammerchor berlinese e gli specialisti belgi dellaB’Rock Orchestra, a portare in ogni caso tutti i presupposti per un’esecuzione d’eccellenza. Non manca nemmeno la cornice di location a completare il tutto, con una Chiesa di San Marco a Milano (basilica da sempre legata alla musica: avendo ospitato prima l’organista Sammartini, poi un giovane Mozart e infine la prima del Requiem verdiano) completamente gremita.

Avere l’opportunità di ascoltare interpreti di questo livello è un’occasione rara, specialmente in un repertorio che purtroppo in Italia è difficilmente sostenuto a sufficienza e quindi altrettanto infrequentemente portato a questo grado di perfezione. Non intendiamo solo dal punto di vista filologico o esecutivo, per quanto gli elementi ci siano tutti, ma proprio sotto l’aspetto della qualità musicale, ovvero dell’amore per la musica che la performance trasmette. René Jacobs è in questo un maestro, perché a differenza di filologi più pedanti (non è necessario fare nomi) riesce a comunicare la vitalità del brano senza perdere di vista la coerenza interpretativa. Nessuna romanticizzazione ma una (ossimorica) rigorosa elasticità nell’applicazione di tempi rapidi e lenti a seconda dell’affetto da suscitare. Il meccanismo di fondo è semplice, ma l’applicazione geniale: più rapidi i momenti gioiosi di fanfara, più lenti i momenti meditativi o di lamento. Basta questo, assieme al fascino delle sonorità barocche autentiche, a restituire integralmente il valore dell’opera. In questo diamo merito anche alla B’Rock Orchestra, che si propone già dal nome di rivitalizzare la prassi esecutiva filologica in termini di entusiasmo e brillantezza, senza in ogni caso intaccare il rispetto della partitura e del contesto.

Per quanto riguarda la componente vocale non servivano conferme per il RIAS Kammerchor, composto oggi di soli 16 elementi (4 per registro) e perciò improntato all’assoluta trasparenza e nettezza. Intonazione e colori risultano perciò molto più precisi e versatili, permettendo di meglio leggere le complesse linee contrappuntistiche dei cori bachiani. Si perde qualcosa nei grandi corali dove una compagine più nutrita otterrebbe maggior effetto, ma in un repertorio come questo non è in fondo mai il volume del fortissimo a trasmettere il messaggio poetico. Non di livello altrettanto eccellente i solisti, specialmente nella metà maschile: l’Evangelista di Martin Lattke fatica purtroppo nelle agilità, inficiando invece l’ottimo fraseggio e l’evidente approfondimento nella padronanza delle sfumature espressive del testo, mentre il giovane Dominik Kröninger ha una voce di basso molto interessante per timbro e colore ma sulla quale c’è ancora molto da lavorare. Il soprano coreano Sunhae Im ha voce che corre con facilità e precisione, segno di una buona impostazione e, limitatamente alle parti più gioiose ed esuberanti, di una azzeccata caratterizzazione. Meno efficaci invece i suoi momenti patetici, in cui al contrario ecclelle il contralto Bernarda Fink che partendo da una linea di canto più involuta (a nascondere forse un agio non completo nel registro grave) riesce con esperienza a tirare fuori espressione e accenti non comuni.

Ultima nota di merito per alcuni solisti della B’Rock Orchestra, quali il delicatissimo e raffinatissimo primo violino e Konzertmeister Rodolfo Richter e il contrabbassista nonché fondatore e anima del gruppo Tom Devaere, a tratti veramente dotato di un piglio degno di certi ensemble jazz. Pubblico entusiasta e appagato, pur se provato dala durata.

Alberto Luchetti

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Posted in: Musica sacra