Die Frau ohne Schatten a Zurigo

Posted on 21 gennaio 2015 di

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Der Kaiser: Roberto Saccà
Die Kaiserin: Emily Magee
Die Amme: Birgit Remmert
Barak: Thomas Johannes Meyer
Seine Frau: Evelyn Herlitzius

Direttore: Peter Tilling
Regia: David Pountney

L’intensa stagione operistica zurighese, miracolosamente racchiusa nella piccola sala della Opernhaus, tocca con Die Frau ohne Schatten una delle tappe più impegnative e complesse. Quest’opera richiede infatti un organico orchestrale sterminato, numerosi (e silenziosi!) cambi scena a metà atto e soprattuto un manipolo di solisti eccezionali tanto sul fronte canoro quanto su quello attoriale. Era la grande occasione che ci voleva per far debuttare su questo palco Evelyn Herlitzius, nel ruolo terribile della Färberin, la bizzosa moglie del tintore Barak. Seppur gli anni e le tante battaglie (per lo più in ruoli spacca-voce) comincino a farsi sentire, specialmente in certe stimbrature nei passaggi, la prova della Herlitzius non manca mai di colpire lo spettatore. Il suo volume vocale, in una sala ridotta e di acustica ideale come quella di Zurigo, diventa davvero impressionante, così come impressionante è la tempra con cui affronta anche i più impervi salti dal grave all’acuto e viceversa, sfiorando sempre il grido ma senza mai fratturare di fatto la voce.

Qualche dubbio in più per le altre due protagoniste femminili. Emily Magee era stata una imperatrice di successo alla Scala, ma questa volta ha mostrato qualche fatica in più e un risultato meno omogeneo. Non si è risparmiata ed ha comunque dato molta intensità al personaggio, specialmente nel terzo atto, carburando lentamente dopo un primo atto poco intonato ed in evidente sforzo (in un ruolo invece che inizialmente dovrebbe risultare etereo ed idealizzato). Con meno bassi ma anche meno alti la nutrice di Birgit Remmert, che risolve una parte poco gratificante con qualche cautela di troppo.

Alto il livello del cast maschile, con un preciso e squillante Roberto Saccà nella parte dell’imperatore e soprattutto un sorprendente Barak: Thomas Johannes Meyer, forse il più applaudito alla fine (nell’ambito di un pieno successo collettivo). A suo favore gioca una voce scura e sicura, ben proiettata e perfettamente sostenuta da fiati ampi e sapienti. Oltre ad un buon fraseggio la sua prova è resa completa anche dal giusto physique du rôle da grande lavoratore teutonico.

La scena del giudizio dell'atto terzo

La scena del giudizio dell’atto terzo

Sul podio doveva esserci Fabio Luisi, direttore stabile del teatro, ma una indisposizione ha costretto la direzione artistica a sostituirlo col bravo “Kapellmeister” Peter Tilling, che già aveva diretto alcune recite di questa produzione in passato. Poche manie di protagonismo, pochi grandi rubati, poche finezze ma una direzione di mestiere e solidità, conditio sine qua non quando si fronteggia una partitura di questa complessità da subentrante. Una mano più delicata avrebbe potuto districarsi meglio nella matassa nelle grandi e caotiche scene d’assieme (come il finale secondo), ma il risultato è stato in ogni caso d’impatto e con la dovuta attenzione anche alle voci.

Alla regia di David Pountney riserviamo l’ultimo paragrafo in quanto argomento più problematico. Di positivo c’è che esteticamente la messa in scena non è mai sgradevole, anzi, le scene di Robert Israel sono curate e stilisticamente mirate: una stanzetta borghese e infantile per il mondo della coppia imperiale, una capanna in legno chiaro da rivoluzione industriale per la casa del tintore, una grande scena scultorea rotante, astratta e simbolica, per il tribunale esistenziale del terzo atto. D’altro canto sono troppe le cadute di stile: se la presenza dei “non-nati” sotto forma di grandi bambolotti genera un efficace effetto di misteriosa inquietudine, tutte le altre apparizioni magiche sono quasi ridicole, suscitando proprio ilarità fra il pubblico. Eccessivo il Geisterbote, su trampoli e con le solite ali nere sulle spalle, pacchiane le seduzioni orientaleggianti per la Färberin, per non parlare del grande finale secondo, risolto in una parrocchiale discesa di palle colorate dal soffitto. Proprio su questa chiusa si sono sentiti alcuni sonori dissensi, mentre il resto dello spettacolo è stato comunque apprezzato, almeno per la parte musicale, di alto livello.

Alberto Luchetti

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Posted in: Opera