Luisi ospite della Società del Quartetto

Posted on 3 dicembre 2014 di

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Fabio Luisi

A. Schönberg: Verklärte Nacht
G. Mahler: Sinfonia n.4 in Sol maggiore

Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore: Fabio Luisi
Soprano: Chiara Isotton

Non è la prima volta che Fabio Luisi dirige l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala, della quale evidentemente sente di poter essere un patrono di prestigio. Sotto le sue sporadiche ma significative direzioni, questa compagine ha di molto migliorato le sue prestazioni, arrivando ad avere anche un ruolo più centrale nella programmazione del teatro sotto il nuovo sovrintendente. Non a caso Alexander Pereira era in sala questa sera, ospite anch’egli della storica Società del Quartetto di Milano, che ha organizzato per Luisi e per questa orchestra di giovani un programma davvero impegnativo. Primo tempo: Verklärte Nacht di Schönberg (versione per orchestra d’archi); secondo tempo: Quarta Sinfonia di Mahler. Una prova ardua e diremmo superata nonostante qualche (sparuto) fisiologico inciampo dei singoli esecutori.

Proprio la percepibile differenza fra l’esperienza mediamente “verde” degli strumentisti e l’ottimo risultato d’assieme ci porta inevitabilmente a tessere un elogio della bacchetta di Fabio Luisi. Innanzitutto perché ha uno dei gesti più eleganti della sua generazione, senza che questo significhi mancanza di precisione (anzi), quindi perché ha quasi sempre ottimo gusto nelle scelte, sapendo essere personale senza mai cadere nell’ostentazione, ed infine perché fa suonare le orchestre sinfoniche meravigliosamente. La sua è una lettura scarsamente legata all’effetto coloristico o di sensazione e tutta concentrata sulla forma strettamente musicale, che deve risultare quindi quanto più netta possibile nella combinazione di melodia, armonia e soprattutto contrappunto. L’arma privilegiata per plasmare l’esecuzione musicale è allora il controllo totale e duttilissimo dei tempi e dei fraseggi. Difficile riscontrare una singola frase priva di una anche minima forma di rubato o di accentazione particolarissima.

Tanto Verklärte Nacht quanto la Quarta Sinfonia ne sono uscite valorizzate di conseguenza proprio nel loro aspetto più formale, che significa per entrambe le opere il loro rapporto problematico con la tradizione (da una parte la forma classica del quartetto d’archi, dall’altra quella della sinfonia, specialmente mozartiana). Questo non significa che ci si limita ad una fruizione intellettuale, perché la corretta interpretazione degli elementi formali diventa immediatamente anche una corretta lettura degli effetti sull’ascoltatore. Specialmente per quanto riguarda il contrarsi e il dilatarsi del tempo e quindi della percezione del tempo. Splendida in questo senso l’alternanza di momenti intensi, dolorosi, carichi di rifiuto disperato, con parentesi estatiche di rilassatezza e accettazione.

Qualche ombra in più come dicevamo sui singoli esecutori, ma anche qualche luce (ad esempio il primo corno, che purtroppo predica nel deserto del suo reparto, e l’oboe). La breve parte di soprano del Lied che conclude la sinfonia è stata sostenuta infine dalla giovane studentessa dell’Accademia Chiara Isotton. Troppo breve tuttavia questo Lied per dare dell’interprete un giudizio ponderato, a maggior ragione dato che la sua impostazione drammatica (di registro ma anche proprio di interpretazione) non è parsa affatto adatta all’ingenua (almeno in apparenza) giocosità del testo e della scrittura vocale.

Alberto Luchetti

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Posted in: Sinfonica