Les Contes d’Hoffmann a Pavia

Posted on 3 dicembre 2014 di

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Les Contes d'Hoffmann a Pavia

Hoffmann: Michael Spadaccini
Lindorf / Coppelius / Dr. Miracle / Dapertutto: Laurent Kubla
Antonia / Olympia / Giulietta: Larissa Alice Wissel
Niklausse: Alessia Nadin

Direttore: Christian Capocaccia
Regia: Frédéric Roels
Maestro del Coro: Diego Maccagnola

Scelta ardita quella dell’As.Li.Co., che ha deciso di portare nel suo circuito un titolo non semplice come Les Contes d’Hoffmann di Offenbach. Si tratta infatti di un’opera impegnativa sia scenicamente (con almeno 4 cambi di scena) che vocalmente (infinito il ruolo del tenore, triplicemente complesse le tre protagoniste femminili idealmente incarnate dalla stessa interprete). Purtroppo probabili ragioni di budget hanno diretto la scelta della partitura sulla vecchia edizione Choudens (1907), che falsifica enormemente le volontà di Offenbach aggiungendo musica spuria di dubbio valore e soprattutto eliminando bellissimi brani come l’intera parte della Musa, il trio J’ai des yeux, de beaux yeux, le arie di Nicklausse, l’aria originaria di Giulietta, tutta la seconda parte dell’atto veneziano e pure l’apoteosi finale. Un’opera sfigurata quindi, che nel 2014 con tutte le ricerche filologiche alle spalle non ha più senso di essere proposta in questa forma. Si sono prodotte infatti ormai tre edizioni critiche: Oeser, Kaye e la recentissima di Keck. Quest’ultima recupera il 95% della musica originale con integrazioni al minimo e questa versione sarebbe dovuta essere presentata, risparmiando su altro.

Peccato anche poiché il cast di giovani si è comportato piuttosto bene e avrebbe meritato di dare vita ad un’opera integra. Il protagonista Michael Spadacini ha dato mostra di una voce stentorea ma troppo monocorde e fissa. Non ha comunque mai perso l’intonazione, nemmeno nelle pericolose virate verso l’acuto di una parte davvero stancante. Totalmente assente purtroppo l’approfondimento del personaggio che passa dai nonsense della prima canzone a duetti roventi con i soprani senza mutare particolarmente di colore o mimica facciale.

Grande scoperta l’interprete di tutti e tre (anzi quattro con Stella) i ruoli femminili principali: Larissa Alice Wissel. Curiosa la sua presenza in un secondo cast, perché non è da tutti essere capaci di sfoggiare tanto la brillante coloratura della parte di Olympia quanto gli acuti tenuti di Antonia (non ha tuttavia rischiato molto nelle variazioni della seconda strofa dell’aria) e le seduzioni di Giulietta. Questa terza parte è stata in realtà un moncherino data la versione scelta. Non abbiamo infatti potuto sentire alcuna delle ben tre versioni che Offenbach preparò per l’aria di Giulietta, dandole lo stesso grado di difficoltà degli altri due ruoli e togliendo così ogni dubbio sulla volontà di dar lustro totale ad una (grande) unica interprete. Il valore della Wissel si è dunque mostrato soprattutto nell’atto più integro, quello di Antonia, figura dolente giocata dapprima sulle mezzevoci e quindi nel canto spianato del trio finale con la mamma morta (interpretata correttamente da Nadija Petrenko).

La scena nell'atto di Olympia

La scena nell’atto di Olympia

Buona la presenza scenica e la pronuncia francese del diavolo antagonista di turno, Laurent Kubla, ma la voce troppo chiara ed il taglio di alcuni pezzi di interazione con gli altri personaggi hanno fatto emergere un satanasso scialbo e poco sulfureo, che non ha certo fatto rabbrividire (fra il comico e il grottesco) ad ogni sua comparsa come dovrebbe. Sufficiente e con buon successo di pubblico l’interpretazione dell’aria spuria Scintille, diamant, ricavata in realtà dall’ouverture de Le voyage dans la lune.

Alessia Nadin incarnava infine l’amico Nicklausse, ma anche qui una serie di tagli e spostamenti non ha concesso alla parte di emergere. Non ci esprimiamo dunque su questa cantante che non ha comunque sfigurato per l’apprezzabile cavata mezzosopranile. Personaggi minori (interpretati da Stefano Soncolini, Mariano Buccino, Matteo Falcier e Vincenzo Nizzardo) variamente assortiti ma tutti corretti, seppur con qualche problema di pronuncia.

Frédéric Roels, sovrintendente del teatro coproduttore di Rouen, ha curato la regia di uno spettacolo elegante e promuovibile per l’uso (presumiamo necessitato) di pochi elementi ben giocati. Si sarebbe comunque potuto fare qualcosa di più sul fronte delle scene (Bruno de Lavenère) e dei costumi (Lionel Lesire), eccessivamente squadrati e dozzinali, con poca attenzione ai dettagli.

Il pubblico, o per lo meno quella parte che ha retto fino alla fine, ha apprezzato molto tutto lo spettacolo con applausi anche a scena aperta. Non riusciamo tuttavia a non sentire in tutto ciò un’occasione mancata, poiché le potenzialità di cast c’erano per dare maggior rilievo alla memoria di un compositore particolare come Offenbach in una delle non frequenti occasioni in cui viene portato in Italia.

Prossimo appuntamento a Pavia con Nabucco.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera