Cominati e Marshall per Ravel

Posted on 3 dicembre 2014 di

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Roberto Cominati

M. Ravel: Alborada del Gracioso
M. Ravel: Concerto per pianoforte e orchestra in Re maggiore “Per la mano sinistra”
M. Ravel: Concerto in Sol maggiore per pianoforte e orchestra
M. Ravel: Daphnis et Chloé frammenti sinfonici

Direttore: Wayne Marshall
Pianoforte: Roberto Cominati
Orchestra sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Per quanto Maurice Ravel sia uno dei nomi più ricorrenti nelle locandine delle orchestre sinfoniche (complice la sua assoluta e forse ineguagliata maestria nella brillantezza dell’orchestrazione), non è così frequente assistere ad un programma esclusivamente dedicato al compositore francese. È dunque una scelta precisa quella che laVerdi ha fatto per il suo decimo appuntamento stagionale, assemblando una panoramica di tutto rispetto anche grazie al contributo del pianista Roberto Cominati, che di Ravel è uno dei massimi interpreti avendo all’attivo una delle rare integrali delle sue composizioni per pianoforte. Fra due capisaldi della musica per orchestra (Alborada del Gracioso e la suite dal balletto Daphnis et Cloé) si collocano dunque due perle pianistiche: il peculiare Concerto in Re maggiore per la sola mano sinistra ed il più ordinario Concerto in Sol maggiore.

La direzione era affidata ad un ospite frequente de laVerdi, Wayne Marshall, specializzato nel repertorio del Novecento e particolarmente, stando alla larga dalla seconda scuola di Vienna, nella brillantezza dei francesi e degli americani (l’anno scorso fu protagonista di due serate dedicate a Poulenc ad esempio). Il suo piglio jazzy è subito evidente, con scelte ritmiche molto atipiche e mai banali. È una lettura sicuramente d’abilità e d’ironia, che gusta la spontaneità e bellezza dei timbri e dei gesti (frequenti gli “strappi” accentuati) a scapito dell’unitarietà e del fluire del discorso musicale. Considerato che Ravel aveva già una tendenza a favorire la parte sul tutto, non è un approccio infausto.

In questo quadro acceso e vivace si va ad inserireRoberto Cominati, che abbiamo sempre conosciuto per caratteristiche quasi opposte (piglio compassato, severo, elegante e delicato) e che in effetti finisce per costruire un dialogo proprio sull’opposizione. Impone certametne un maggior rigore ritmico al direttore, prendendo per sé la possibilità e la responsabilità dei rubati, che non mancano certo, e puntando su una forma di brillantezza molto più interiorizzata. Il Concerto per la mano sinistra, scritto per Paul Wittgenstein, che perse il braccio destro durante la Prima guerra mondiale, ha proprio questa intima tensione legata alla mutilazione. Inizia su toni scuri ed ascende verso la luce ed il trionfo, ma sempre attraverso tutto lo sforzo che la mancanza di un arto implica. La funzione di accompagnamento è in buona parte delegata ad un uso complicatissimo del pedale (ottimo Cominati anche qui) in sincronia con l’unica mano che deve saltare continuamente da una parte all’altra della tastiera. Il Concerto in Re maggiore, che nasce negli stessi anni (1929-30), ha invece carattere più espansivo e rilassato, e si è fatto notare soprattutto per il secondo movimento, dove accompagnamento e melodia si fondono in una scintillante sospensione di ascendente impressionistico.

È stato questo il momento più alto della serata, conclusa da una prova buona ma non memorabile dell’orchestra nell’impegnativa suite dal balletto Daphnis et Cloé. Complice forse la direzione non delicatissima di Marshall, l’incipit è parso eccessivamente sostenuto e pesante rispetto a quanto siamo abituati a sentire e immaginare qui. D’altro canto in un brano tanto delicato e virtuosistico si manifestano anche i fisiologici limiti di un’orchestra di grande unità e disciplina ma non costituita da grandi fuoriclasse. Salvo i legni e i violoncelli, che si dimostrano sempre di altissimo livello, i restanti archi, le percussioni e gli ottoni hanno suonato con precisione e nettezza ma faticando a completare la prova con la suadenza e brillantezza di colori necessaria. Il pubblico ha in ogni caso gradito e applaudito come sempre per lunghi minuti.

Alberto Luchetti

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Posted in: Concertistica