Bignamini sfoggia il Requiem di Verdi

Posted on 15 novembre 2014 di

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Jader Bignamini

Soprano: Chiara Taigi
Mezzosoprano: Anna Maria Chiuri
Basso: Massimiliano Cattelani
Tenore: Yusif Eyvazov

Orchestra e Coro sinfonici di Milano Giuseppe Verdi
Direttore: Jader Bignamini
Maestro del Coro: Erina Gambarini

Instancabile, ad appena due giorni dal termine delle recite de La Forza del Destino a Parma, Jader Bignamini non vuole rinunciare al classico appuntamento (quasi) novembrino con la Messa di Requiem de laVerdi, che ha cresciuto questo talento e che lo ritrova sempre più maturo ed arricchito dalle esperienze in giro per l’Italia. Iniziamo parlando di lui e della sua direzione che ci è parsa l’elemento più interessante del Requiem di quest’anno, meno felice sul fronte vocale.

Un eccellente pianissimo dell’orchestra, apparsa in grande forma, ha aperto un’ora e mezza di musica strumentale di alta qualità esecutiva. Bignamini ha saputo (come Zhang Xian e John Axelrod prima di lui) portare laVerdi alla sua massima potenzialità in termini di compattezza, duttilità ed intensità. Come in altre occasioni, la sua non è una lettura fatta di particolari intelletualismi o di rivoluzioni musicologiche: la bacchetta aderisce molto strettamente alla partitura, leggendone quanto più possibile le intenzioni e soprattutto cercando di dare un significato musicale ad ogni inciso. Il fraseggio non si limita mai a favorire le grandi frasi melodiche, ma si arricchisce di una miriade di piccoli ornamenti ed accompagnamenti resi plasticamente udibili se non quasi tangibili.

Tutto questo alletta l’orecchio che si concentra sul tessuto meramente orchestrale, ma le cose cambiano leggermente allargando la panoramica anche alla componente vocale. Non sempre infatti Bignamini ha saputo svolgere lo stesso lavoro di cesello anche sul coro e sui quattro solisti. Rarissimamente ci è parso che la direzione si piegasse ad accompagnare il cantante: l’attenzione era per lo più rivolta agli strumentisti, con solo cenni per gli attacchi alle voci. Su questo frangente si rinnovano le perplessità suscitate dagli scollamenti buca-orchestra della recente direzione de La Forza del Destino a Parma. Se dunque Bignamini sta dimostrando di essere sempre più un promettente direttore sinfonico, la strada per la musica operistica e vocale pare invece ancora lunga.

Del coro, diretto come sempre da Erina Gambarini, si apprezza la compattezza e disciplina, ancorché il materiale vocale non manchi di qualche elemento senescente. La prova è in ogni caso convincente ancora una volta, lasciando a desiderare solo qualche smorzatura ulteriore nei pianissimi. Fra i quattro solisti ha impressionato in positivo il mezzosoprano Anna Maria Chiuri, che ha emissione ed intonazione sicure, omogeneità di colore scuro ed ottima incisività di fraseggio. Bene anche l’altra voce grave: il basso Massimiliano Catellani, che ha peccato solo in volume, compensando tuttavia con bellissimo timbro ed ottimo stile di canto. In entrambi i casi apprezzabile la scelta di optare per due voci italiane, ben educate e consapevoli di ciò che stavano cantando, mentre troppo spesso nei registri gravi prevalgono vocioni dell’est di grande volume ma del tutto privi di qualsivoglia tecnica e intenzione. Del soprano Chiara Taigi è difficile invece dare un giudizio univoco, dato che alterna alcune cose molto buone con difetti strutturali troppo evidenti. In particolare il bel piglio drammatico è stato inficiato da una totale mancanza di omogeneità fra i registri, con gli acuti sistematicamente striduli e i gravi che si avvicinano pericolosamente al parlato. Decisamente da dimenticare infine la prova del tenore Yusif Eyvazov, noto nell’ambiente più per la sua relationship con Anna Netrebko che per le sue doti canore. Qualcuno lo ricorderà per la recente, poco felice Manon Lescaut a Roma, ed anche oggi la voce (pur intonata) è risultata tanto intubata da parere emessa da fuori scena, mentre il registro acuto si avvicina quasi ad un falsetto.

Alberto Luchetti

Instancabile, ad appena due giorni dal termine delle recite de La Forza del Destino a Parma, Jader Bignamini non vuole rinunciare al classico appuntamento (quasi) novembrino con la Messa di Requiem de laVerdi, che ha cresciuto questo talento e che lo ritrova sempre più maturo ed arricchito dalle esperienze in giro per l’Italia. Iniziamo parlando di lui e della sua direzione che ci è parsa l’elemento più interessante del Requiem di quest’anno, meno felice sul fronte vocale.

Un eccellente pianissimo dell’orchestra, apparsa in grande forma, ha aperto un’ora e mezza di musica strumentale di alta qualità esecutiva. Bignamini ha saputo (come Zhang Xian e John Axelrod prima di lui) portare laVerdi alla sua massima potenzialità in termini di compattezza, duttilità ed intensità. Come in altre occasioni, la sua non è una lettura fatta di particolari intelletualismi o di rivoluzioni musicologiche: la bacchetta aderisce molto strettamente alla partitura, leggendone quanto più possibile le intenzioni e soprattutto cercando di dare un significato musicale ad ogni inciso. Il fraseggio non si limita mai a favorire le grandi frasi melodiche, ma si arricchisce di una miriade di piccoli ornamenti ed accompagnamenti resi plasticamente udibili se non quasi tangibili.

Tutto questo alletta l’orecchio che si concentra sul tessuto meramente orchestrale, ma le cose cambiano leggermente allargando la panoramica anche alla componente vocale. Non sempre infatti Bignamini ha saputo svolgere lo stesso lavoro di cesello anche sul coro e sui quattro solisti. Rarissimamente ci è parso che la direzione si piegasse ad accompagnare il cantante: l’attenzione era per lo più rivolta agli strumentisti, con solo cenni per gli attacchi alle voci. Su questo frangente si rinnovano le perplessità suscitate dagli scollamenti buca-orchestra della recente direzione de La Forza del Destino a Parma. Se dunque Bignamini sta dimostrando di essere sempre più un promettente direttore sinfonico, la strada per la musica operistica e vocale pare invece ancora lunga.

Del coro, diretto come sempre da Erina Gambarini, si apprezza la compattezza e disciplina, ancorché il materiale vocale non manchi di qualche elemento senescente. La prova è in ogni caso convincente ancora una volta, lasciando a desiderare solo qualche smorzatura ulteriore nei pianissimi. Fra i quattro solisti ha impressionato in positivo il mezzosoprano Anna Maria Chiuri, che ha emissione ed intonazione sicure, omogeneità di colore scuro ed ottima incisività di fraseggio. Bene anche l’altra voce grave: il basso Massimiliano Catellani, che ha peccato solo in volume, compensando tuttavia con bellissimo timbro ed ottimo stile di canto. In entrambi i casi apprezzabile la scelta di optare per due voci italiane, ben educate e consapevoli di ciò che stavano cantando, mentre troppo spesso nei registri gravi prevalgono vocioni dell’est di grande volume ma del tutto privi di qualsivoglia tecnica e intenzione. Del soprano Chiara Taigi è difficile invece dare un giudizio univoco, dato che alterna alcune cose molto buone con difetti strutturali troppo evidenti. In particolare il bel piglio drammatico è stato inficiato da una totale mancanza di omogeneità fra i registri, con gli acuti sistematicamente striduli e i gravi che si avvicinano pericolosamente al parlato. Decisamente da dimenticare infine la prova del tenore Yusif Eyvazov, noto nell’ambiente più per la sua relationship con Anna Netrebko che per le sue doti canore. Qualcuno lo ricorderà per la recente, poco felice Manon Lescaut a Roma, ed anche oggi la voce (pur intonata) è risultata tanto intubata da parere emessa da fuori scena, mentre il registro acuto si avvicina quasi ad un falsetto.

Alberto Luchetti

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Posted in: Musica sacra