Adriana Lecouvreur a Pavia

Posted on 27 ottobre 2014 di

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Adriana Lecouvreur

Adriana Lecouvreur: Daria Masiero
Maurizio: Angelo Villari
La principessa di Bouillon: Sanja Anastasia
Michonnet: Francesco Paolo Vultaggio

Direttore: Carlo Goldstein
Regia, scene e costumi: Ivan Stefanutti

Delle poche opere composte da Francesco Cilea nella sua lunga vita l’unica di repertorio è proprio Adriana Lecouvreur, che racconta la storia dell’attrice, grande interprete di Corneille, Racine e Voltaire, a cavallo tra ‘600 e ‘700. Il libretto del Colautti è alquanto lambiccato e rende criptico lo svolgimento dei primi due atti con troppi colpi di scena affastellati. Fonde comunque abbastanza bene la tragedia con la commedia, con personaggi ben delineati e alcune figure stereotipate di contorno (si pensi al bizzarro Abatino).

Mentre la musica cita esempi di settecenteschi per dare un sottofondo barocco alla vicenda, il regista Ivan Stefanutti decide di spostare visivamente l’azione agli anni ’20 del ‘900, preparando un ambiente in pieno stile decò. Interessante l’utilizzo del bianco e nero, sia nei costumi che nelle scene (entrambi opera dello stesso regista). Sembra quasi di assistere ad un film muto di quell’epoca, espediente già utilizzato nella Rodelinda del Glyndebourne Festival o nel Ciro in Babilonia di Pesaro. Bella la portafinestra ovale che fa da sfondo al secondo atto e interessante la dormeuse su cui Adriana recita e canta per tutto il quarto ed ultimo atto. Costumi davvero raffinati e di notevole fattura anche per l’intero coro che in quest’opera comunque ha pochi interventi. Qualitativamente meno efficaci e di gusto le quinte laterali, le proiezioni sul fondo e certi elementi scenici quali il grande quadro di Eleonora Duse (a cui l’Adriana anni ’20 è evidentemente ispirata) che compare e si illumina nel finale.

La scena corale del terzo atto

La scena corale del terzo atto

Daria Masiero è stata un’Adriana autorevole, sicura, piena di verve e perfetta nel passaggio dal melologo al canto vero e proprio. Forse la vocalità drammatica non è il suo ambito d’elezione e la voce deve spesso ingrossarsi, vibrando, ma il controllo del mezzo è sempre perfetto. Molto brava la Masiero anche nella componente recitativa, come abbiamo detto con molti riferimenti allo stile e alla figura della Duse.

Altrettanto ben riuscita scenicamente è stata la parte della principessa di Bouillon, cantata tuttavia con troppa approssimazione da Sanja Anastasia. Voce brunita, voluminosa e ricca di affondi sicuri nel registro basso, ma tecnica e precisione troppo infelici, come spesso avviene nelle interpreti slave. Incandescente il duetto di sfida fra le due donne al termine del secondo atto: al termine nessuna delle due risulterà vincitrice e la loro velenosa gelosia continuerà ad innervare il dramma anche nello scontro plateale del terzo atto.

Il Maurizio di Angelo Villari ci è parso invece alquanto stereotipato, con voce indietro, fissa, perennemente in forte e sotto sforzo e perciò avara di colori e sfumature, con buoni risultati solo nelle parti di spinta del registro acuto. A sua discolpa va la poca profondità del personaggio e l’impervia tessitura scritta da Cilea. Possiamo perciò dire che egli ha comunque portato a termine il suo lavoro con onestà, seppur senza valori artistici ampi. Al pari poco non troppo riuscita la figura di Michonnet, cantata da Francesco Paolo Vultaggio, baritono siciliano, dalla voce un poco legnosa ma per lo meno molto solida e precisa. Tutto il cast è stato in ogni caso apprezzato dal pubblico, non parco negli applausi.

Direttore era il giovane Carlo Goldstein, che si è dimostrato sempre capace di dare densità e duttilità al suono di un’orchestra, quella de I Pomeriggi Musicali, in particolare spolvero. Moltissimi i colori, perennemente cangianti, e sempre precisi attacchi e accompagnamenti. Senza dubbio un prospetto da seguire.

Nel complesso un’opera che ha avuto grande successo in tutti i suoi aspetti e che è riuscita ad emozionare e commuovere con la magistrale ultima scena quando  i fiori velenosi hanno fatto il loro effetto. Prossimo appuntamento a Pavia con un classico come Nabucco, sempre proveniente dal circuito As.Li.Co.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera