Società del Quartetto: e sono 151!

Posted on 27 ottobre 2014 di

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Marco Angius

La centocinquantunesima stagione della storica Società del Quartetto di Milano è stata inaugurata con una proposta alquanto originale: una delle più complesse sinfonie della storia della musica, la Nona di Mahler, eseguita in riduzione per ensemble da camera. In questo modo convergono in uno tutte le caratteristiche di questa istituzione: inclinazione per i grandi capolavori, vocazione cameristica e repertorio moderno. Se aggiungiamo che l’esecuzione è stata affidata all’Ensemble Giorgio Bernasconi dell’Accademia Teatro alla Scala, ecco anche l’interesse per i giovani interpreti a completare il quadro. Questa compagine nasce infatti in seno al corso di perfezionamento dell’Accademia per formare un gruppo di cameristi specializzati nel repertorio del XX secolo.

Niente di più indicato dunque che affidar loro questa partitura, curata nella riduzione dal musicologo tedesco Klaus Simon, il quale ha previsto un organico molto particolare. Solo una dozzina gli archi, più folti i legni (sei, ma con in dotazione ben otto strumenti, variando dall’ottavino fino al clarinetto basso e al fagotto) e non pochi gli ottoni (due corni e una tromba). A completare il tutto un percussionista in multitasking, un pianista e un suonatore di harmonium (forse l’unica scelta scellerata di Simon: il suono di questo strumento risulta purtroppo eccessivamente artificiale per la Stimmung di questa sinfonia).

Alla guida dell’Ensemble è stato giustamente scelto Marco Angius, vero e proprio faro di questi ragazzi ancora non del tutto maturi. Molto evidenti in effetti sono state le imprecisioni dei singoli strumentisti (specialmente del secondo corno, complice la parte impietosa), peraltro amplificate da una scrittura ricca di a soli e totalmente esposta. Angius ci pare aver compreso queste difficoltà e applicato scelte direttoriali volte innanzitutto ad ammorbidire queste ruvidezze. Ha perciò evitato eccessive modificazioni del tempo (tanto in accelerando quanto in ritardando), favorendo piuttosto un dialogo stretto e serrato che ha deviato l’attenzione dell’ascoltatore dai piccoli inciampi di percorso verso un impressione di fluidità continua. Dopo un impatto problematico col primo movimento, le cose sono nettamente migliorate col procedere della serata, fino a raggiungere un ottimo livello di intensità e precisione nell’Adagio conclusivo. Le maggiori note di merito vanno ai legni, quasi tutti perfetti ed esaltati dalla versione cameristica della sinfonia.

Nel complesso un’operazione non immediata ma molto interessante, che ha messo alla prova tanto gli esecutori quanto gli ascoltatori. Non sappiamo se la fruizione sia stata facile per coloro i quali non fossero già pratici della partitura originale, dato che un brano complesso viene così presentato in maniera ulteriormente scarna ed essenziale. A giudicare dalla reazione finale dell’auditorio, plaudente ma non acceso di entusiasmo, forse l’ambizione e la sofisticazione hanno chiesto troppo ad un pubblico già di gran lunga superiore alla media in quanto a cultura musicale. Una serata dunque di grandi intenzioni artistiche, ma probabilmente non ideale come apertura di stagione. Chiudiamo perciò ricordando alcuni dei nomi che caratterizzeranno i prossimi appuntamenti nel 2014/15 della Società del Quartetto: Khatia Buniatishvili, Fabio Luisi, René Jacobs, Jan Lisiecki, Enrico Pace e Murray Perahia.

Alberto Luchetti

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Posted in: Sinfonica