Guillaume Tell a Bologna

Posted on 23 ottobre 2014 di

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Il finale nella regia di Vickv

Guillaume Tell: Carlos Alvarez
Arnold: Michael Spyres
Walter Furst: Simon Orfila
Melcthal: Simone Alberghini
Jemmy: Mariangela Sicilia
Mathilde: Yolanda Auyanet
Hedwige: Enkeleida Shkoza

Direttore: Michele Mariotti
Regia: Graham Vick 

È stato un vero piacere riascoltare a Bologna la produzione del Guillaume Tell di Rossini che aveva inaugurato l’edizione 2013 del Rossini Opera Festival. Opportunamente è stata scelta la versione originale in francese, sotto tutti gli aspetti di valore superiore rispetto alla versione ritmica (?) italiana, che secondo noi non dovrebbe essere più adottata e che invece miete ancora vittime (molto recentemente a Torino, ad esempio). Lo stesso discorso vale per un’opera come La Favorite, che nessuno ascolterebbe ancora in italiano dopo averla gustata nella versione francese, in cui parola e musica si fondono in maniera indissolubile. Lo stesso vale naturalmente anche per il Tell.

Rispetto all’edizione del ROF sono stati eseguiti due tagli (inopportuni): la ripresa della cabaletta del duetto Mathilde-Arnold e la superba aria di Jemmy. Vero è che anche Rossini eliminò quest’ultimo brano, ma è evidente che lo fece per ragioni principalmente drammatiche, ovvero per non diluire troppo il finale III, mentre la bellezza della musica giustifica il reinserimento, che conferisce anche maggior spazio al figlio di Tell, creando un personaggio a tutto tondo. Sembra che entrambi i tagli siano dovuti a questioni tecniche interne al teatro e dispiace che giochi di forze non sempre di natura artistica vadano a minare l’integrità di un capolavoro musicale.

Per quanto riguarda il cast proposto da questa produzione, il livello è stato davvero eccellente: tutti i numerosi ruoli principali includono passaggi vocali di estrema difficoltà ma generalmente superati senza inciampi dagli interpreti, dando vita ad uno spettacolo di grande raffinatezza e maestosità in tutte le sue 5 ore di durata.

La scena, ambientata nel periodo tardo asburgico

La scena, ambientata nel periodo tardo asburgico

Carlos Alvarez è stato un gran protagonista eponimo dalla voce robusta e strutturata, che gli ha permesso di affrontare le grandi arcate vocali. Si pensi fin dall’inizio alla perorazione dell’introduzione, al grande duetto con Arnold e infine al “Sois immobile”, dove è emerso benissimo il colore bronzeo della voce di Alvarez nell’accostamento con l’assolo del violoncello. Michael Spyres, di cui ricordiamo il recente successo pesarese in Aureliano in Palmira, ha avuto momenti di altissimo livello. La sua voce ha grande spessore su tutta l’estensione della scala. Evidente questo aspetto nel duetto con Mathilde e nel terzetto con Guillaume e Walter Furst (ben interpretato da Simon Orfila). Terzetto magnifico, tra i più applauditi oggi come allora (si pensi che fu citato anche ne La Belle Helène di Offenbach). La voce di Spyres si contrappone con autorevolezza alle altre due voci più gravi. Orfila, che ha solo questo momento per emergere tra i personaggi, riesce comunque a far notare la totale padronanza del suo mezzo, mostrando una voce profonda, spessa e ben bilanciata. Dove tutti attendavamo poi l’exploit di Spyres è logicamente l’aria del IV atto. Il cantabile è stato giustamente applauditissimo, ma la cabaletta, vero banco di prova dei grandi tenori, è stata una cocente delusione. Voce artefatta nel raggiungimento dei numerosi Do acuti e passaggi di registro troppo evidenti che non hanno soddisfatto il pubblico, che ha risposto al termine con un anemico applauso di cortesia. Davvero un peccato, un passo falso che non ci saremmo aspettati. Simone Alberghini è in scena solo nel primo atto, al termine del quale viene (nella regia di Vick) picchiato a sangue e poi impiccato. Nonostante la parte sia dunque ridotta, il ruolo del vecchio padre a capo della comunità è stato ben realizzato.

Veniamo dunque alle tre protagoniste femminili di questa produzione: Mathilde, impersonata da Yolanda Auyanet, soprano nata a Las Palmas de Gran Canaria e con già una carriera invidiabile alle spalle, è un ruolo ambivalente che non era stato apprezzato dalla critica musicale dell’epoca (la prima del Tell risale al 1829). In effetti non è chiara l’evoluzione del personaggio durante lo svolgimento dell’azione. Il suo terzetto e duetto-preghiera nel IV atto venivano così spesso tagliati. La loro esecuzione invece, come avvenuto questa sera, permette di ascoltare musica di assoluto livello, con l’intrecci magistrali delle voci femminili in falso canone e con la preghiera che ricorda per l’incipit quella celebre del Mosè in Egitto. La Auyanet ha realizzato in questo modo un personaggio, specialmente grazie alla sua vocalità tanto ricca di morbide sfumature in “Sombre forêt” e quanto incisiva nell’aria del terzo atto che correttamente comprendeva il spertichino di Arnold. Mariangela Sicilia ha interpretato Jemmy, camuffandosi perfettamente da ragazzino con taglio corto dei capelli e calzoncini al ginocchio. Ma quello che ci interessa maggiormente è la sua prova vocale: orbata dell’aria ha modo di emergere solo negli assiemi, come quello del Finale primo, nel cui concertato la sua linea vocale risulta netta, chiara e facilmente individuabile. Interessante anche il sopracitato terzetto, in cui parte importante ha anche l’ultima donna, la madre Hedwige, interpretata da una Enkeleida Shkoza in piena forma con sfoggio della sua voce scura e ambrata.

Ottima la direzione di Michele Mariotti, assecondato da un’orchestra smagliante. C’è stato spazio perogni timbro evocativo: dai vari fiati, con tanto di corni boscherecci, fino agli intensi assoli di violoncello. Sinfonia superlativa e orchestra che finalmente accompagna i cantanti conferendo il giusto colore romantico ad ogni pagina.

Per quanto concerne la messa in scena, dobbiamo riscontrare che rispetto a Pesaro il più stretto palcoscenico del Comunale ha reso la scena un poco più congestionata, soprattutto per la resa dei due balletti nel I e III atto. La regia resta in ogni caso potente e ricca di belle idee: tutto parte da elementi immediatamente significanti come la terra (EX TERRA OMNIA capeggia sulla parete di fondo), i cavalli che diventano barricate, i vessilli rossi, la grande scalinata conclusiva. I balletti inoltre sono stati ben sceneggiati con i tre matrimoni nel I atto e la sottomissione del popolo svizzero in quello del III. Solo l’ idea del filmato sulla giovinezza di Arnold non ci ha convinto, in quanto disturbava a nostro avviso l’ascolto del cantabile.

Grande successo per tutti gli interpreti, produzione vincente sotto tutti gli aspetti e che presto sarà resa disponibile in DVD nella versione (quasi) integrale realizzata al ROF. Diciamo quasi poiché per correttezza dobbiamo segnalare che l’integralità sarebbe stata raggiunta con l’inserimento anche del Pas de deux, eseguito a Pesaro solo nel 1995 all’interno del III atto.

Fabio Tranchida

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