Delude il Don Giovanni di Vick

Posted on 22 ottobre 2014 di

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Il finale primo

Don Giovanni: Gezim Myshketa
Don Ottavio: Giovanni Sebastiano Sala
Commendatore: Mariano Buccino
Donna Elvira: Federica Lombardi
Donna Anna: Valentina Teresa Mastrangelo
Leporello: Andrea Concetti
Masetto: Riccardo Fassi
Zerlina: Alessia Nadin

Direttore. José Luis Gomez-Rios
Regia: Graham Vick
Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano e Coro del Circuito Lirico Lombardo

Grande risonanza mediatica ha suscitato la presenza di un regista di primissima classe come Graham Vick al timone della produzione d’apertura di questa stagione dell’As.Li.Co. L’associazione di base comasca si è infatti resa nota negli ultimi anni soprattutto per la capacità di lanciare giovani e far circuitare le opere sui teatri di seconda fascia, e l’occasione di avere ospite un grande regista (trovatosi a sorpresa libero dopo la cancellazione di una produzione a Torino per ragioni economiche) poteva davvero essere quella del salto di qualità. Purtroppo non ci pare che sia stato questo il caso. Il quinto Don Giovanni della carriera di Graham Vick (il primo in Italia) non passerà probabilmente per uno dei suoi risultati più memorabili.

Partiamo dalle intenzioni: nelle note di regia, che oscillano fra il demagogico e il banale, Don Giovanni è descritto come simbolo della débauche che attraversa il mondo contemporaneo, orfano di valori e riferimenti. Il Commendatore è il richiamo alla morte imminente, che anziché condurre all’impegno, alla responsabilità e alla riflessione, causa nel dissoluto la reazione inversa: la fuga nel paradiso artificiale. La curiosità cresce, quanto basta per essere frustrata a dovere dalla realizzazione concreta di queste idee. Infatti, nonostante l’evidente mestiere nel muovere i personaggi, la messa in scena risulta nel complesso drammaticamente debole, esteticamente eterogenea e concettualmente approssimativa. Il primo elemento che vediamo in scena sono due corone di fiori, componenti le parole Padre e Papà, che farebbero pensare ad una chiave di lettura basata su un complesso di Elettra o sul grande tema dell’elaborazione della morte del Dio-Padre, ma nulla di tutto ciò ha un seguito. Il secondo elemento è una croce di neon rosa, ed anch’essa non ha altra funzione se non quella di ricomparire (in tutta la sua bruttezza) durante la resa dei conti finale. Poi abbiamo gli elementi… fortemente innovativi: l’oramai trita camionata di manichini portati in discarica, il SUV per accoppiarsi, la serie innumerevole di allusioni sessuali telefonate e nientemeno che l’iniezione di droga (non importa quale) di Don Giovanni per santificare il “Viva la Libertà”. Nel finale il banchetto del libertino è a base di ragazzine (nonché dulcis in fundo un ragazzino!) buttate a mutandine calate di fronte alla telecamera del perverso protagonista. Il perché e il percome non son chiari. Insomma tanta esperienza da professionista dell’épater le bourgeois ma poca freschezza reale. In un cast di tutti giovani e di fronte ad un pubblico per lo più di maturi benpensanti di provincia, Graham Vick dimostra involontariamente di essere oramai ben più vicino a questi ultimi che ai primi. Non aiutano i costumi e le scene di pessimo gusto di Stuart Nunn, su cui poco possono le pur impeccabili luci del sempre valido Giuseppe Di Iorio.

La scena finale

La scena finale

Se la carriera (ed una certa arroganza nel credersi innovativo) del regista ci ha portato a indulgere poco nei suoi confronti, lo stesso non è auspicabile per quanto riguarda gli interpreti vocali, che come abbiamo detto erano in buona parte al debutto su un palcoscenico importante. Non era il caso dei due protagonisti maschili, leggermente più navigati: Gezim Myshketa si è dimostrato un Don Giovanni assolutamente soddisfacente per credibilità scenica (tendente al grottesco) e  pastosità di timbro, anche se le mezzevoci della serenata hanno mostrato una impostazione non correttissima della voce; Andrea Concetti si è calato da padrone della scena nella parte di Leporello, mostrando qualche ruggine solo nelle parti maggiormente cantabili. Fra i giovani provenienti dal concorso As.Li.Co. ne esce senza ferite Riccardo Fassi come Masetto (parte in realtà non insormontabile), così come sono elogiabili i fiati e il sostegno (di scuola Devia) di Valentina Teresa Mastrangelo in Donna Anna (peccato poi l’intonazione perennemente imprecisa) e la fisicità e i centri (ma c’è da lavorare molto sugli acuti e i gravi) di Federica Lombardi in Donna Elvira. Meno promettenti invece le prove di Giovanni Sebastiano Sala, un Don Ottavio nasaleggiante e troppo spesso corto nei fiati (per fortuna la scelta della versione di Praga gli ha risparmiato l’aria “Dalla sua pace”), e di Alessia Nadin, una Zerlina priva di ogni compitezza vocale. Mariano Buccino ha infine prestato il suo vocione al Commendatore, mostrando una senescenza timbrica che non farebbe pensare ai suoi 26 anni d’età e che inviterebbe a fare maggior attenzione alla tecnica.

Promossi senza inciampi l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano e il Coro del Circuito Lirico Lombardo. Interessante la direzione di José Luis Gomz-Rios, che dimostra un buon gusto musicale nelle scelte dei tempi e in certe inflessioni, ma non pare sempre avere la tecnica di gesto necessaria per controllare gli effetti del suo operato. In particolare il rapporto col palcoscenico non è esente da scompensi. La parte strumentale è stata in ogni caso di gran lunga la più felice della serata.

Applausi per tutti fatta eccezione, come prevedibile, per Vick, accolto da non pochi fischi e contestazioni. Prossime tappe di questo Don Giovanni, che grazie al nome del suo regista supererà i confini del Circuito Lombardo, saranno Jesi, Pavia, Cremona e Fermo ad ottobre, Brescia e Bolzano a novembre e Reggio Emilia a dicembre.

Alberto Luchetti

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