Un Ariadne molto neoclassica per Strauss

Posted on 29 giugno 2014 di

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La sala della Konzerthaus di Berlino

C.M. von Weber: Ouverture da Der Freischütz
F. Mendelssohn-Bartholdy: Concerto per violino e orchestra in mi minore op.64
R. Strauss: Monologo e finale da Ariadne auf Naxos

Konzerthausorchester Berlin
Direttore: Iván Fischer
Violino: Nikolaj Znaider

Ariadne: Eva-Maria Westbroek
Bacchus: Robert Dean Smith
Najade/Zerbinetta: Eleonore Marguerre
Echo: Ruzan Mantashyan
Dryade: Stine Marie Fischer

Non c’è istituzione musicale tedesca che non faccia sforzi straordinari in questo mese di Giugno per fare la sua parte nelle celebrazioni del centocinquantenario della nascita di Richard Strauss. In una riproposizione (per fortuna oramai molto meno tesa) del confronto est-ovest, la Konzerthaus di Berlino risponde alla proposta della Philharmonie (Bychkov a dirigere Don Quixote) con una offerta ancor più ambiziosa: il finale dell’opera Ariadne auf Naxos in forma concertante. Ad evidenziare il ruolo di Strauss come epigono della grande musica tedesca completano il programma della serata i nomi di Carl Maria von Weber e Felix Mendelssohn Bartholdy, rappresentati tuttavia da brani scelti con minor fantasia (la solitaOuverture del Freischütz ed il Concerto per violino). Per l’occasione non sono mancati gli interpreti: sul podio il direttore stabile Iván Fisher, al violino il solista “in residence” Nikolaj Znaider e per l’impegnativa coppia Ariadne-Bacchus un duo di voci drammatiche molto richieste: Eva-Maria Westbroek e Robert Dean Smith.

Il primo tempo ci ha dunque permesso di apprezzare soprattutto il lavoro che il direttore musicale Iván Fisher, pur se in carica solo da un paio di stagioni, sta portando avanti con l’orchestra del Konzerthaus (ex Berliner Sinfonie-Orchester, ovvero la compagine rappresentativa della parte est della città). Rispetto ad esecuzioni sotto altre bacchette, con la presenza di Fisher si notano maggior morbidezza ed equilibrio fra i reparti. L’Ouverture da Der Freischütz si segnala soprattutto per questa ottima gestione delle dinamiche, mentre si potrebbe forse chiedere qualcosa in più dalla stretta conclusiva, eccessivamente rumorosa e sferragliante. Il successivo Concerto per violino in mi minore op.64 non si è invece impresso particolarmente nella memoria, complice una sonorità complessiva troppo pesante e opaca per la grazia tutta melodica di questo brano. Ciò che nelFreischütz poteva risultare suggestivo (ovvero quelle morbidezze nelle dinamiche di cui si accennava), qui è deleterio. Il violinista Nikolaj Znaider avrebbe dal canto suo una estrema nettezza e chiarezza nella linea melodica, ma la lettura nel fraseggio è poi incomprensibilmente orientata alla muscolarità se non addirittura all’aggressività, due caratteristiche che poco hanno a che fare con Mendelssohn. Nel complesso l’impressione, mano a mano che il concerto prosegue, è di una certa monotonia, con scarsa attenzione ai colori e alle finezze. Per queste ragioni la cadenza del primo movimento è rimasta dunque il momento probabilmente meglio riuscito, così come il bis bachiano, la Sarabanda dalla prima Partita. Qui se non altro sono premiate le evidenti capacità di Znaider nell’esecuzione sulle doppie (o triple) corde e nella corposità del suono.

La parte più attesa era in ogni caso certamente la seconda, che proponeva il monologo di Ariadne (“Es gibt ein Reich”) e tutta la scena finale della comparsa di Bacco dall’Ariadne auf Naxos di Richard Strauss. Qui l’orchestra e il suo direttore si mettono nettamente in secondo piano, dedicandosi solo a tessere (peraltro con ottimo controllo, anche se non troppe raffinatezze e trasparenze) il prezioso tessuto sonoro che accompagna l’avverarsi della fantasia di Arianna, che è assoluta protagonista. Il soprano Eva-Maria Westbroek aveva il non facile compito di incarnare questa figura, che Hugo von Hofmannsthal ha tratto dalla mitologia antica per portarla nella sensibilità moderna. Della voce della Westbroeck si apprezza soprattutto il volume e il piglio drammatico, unito ad un fraseggio quasi sempre efficace. Per lo meno finché non è costretta a spingere i suoni, facendo insorgere un insistente vibrato largo, che diventa a tratti incontrollato (specialmente nei gravi), e una minor rifinitura delle frasi. D’altro canto sa sfoggiare anche alcuni colpi da grande artista, come acuti squillanti e timbrati o come delicate e languide filature. La trionfatrice al termine è senza dubbio lei, mentre il Bacco di Robert Dean Smith (ottimo esempio della carestia di Heldentenor dei nostri giorni) può essere contento di aver portato a casa la serata senza inciampi, ma anche senza traccia di inflessioni minimamente interessanti. Evidente e costante il suo sforzo per non peccare di intonazione, con emissione peraltro spesso incanalata nel naso e un timbro non più esattamente giovanile. A sua discolpa aggiungiamo che la parte non è affatto clemente. Promosse tutte e tre le giovani interpreti delle tre figure femminili d’accompagnamento, con una menzione di merito particolare per la Najade di Eleonore Marguerre (che ha cantato anche la singola ma significativa frase di Zerbinetta alla fine: “Kommt der neue Gott gegangen, / Hingegeben sind wir stumm”), che ha dimostrato di essere già cantante padrona della parte e pronta per ruoli più impegnativi. Interessante il netto fraseggio e il colore più brunito e contraltile della Dryade di Stine Marie Fischer mentre non è parsa impeccabile Ruzan Mantashyan nelle poche battute come Echo.

In chiusura occorre rinnovare i complimenti all’organizzazione della Konzerthaus per l’impegno e il coraggio nell’affrontare un pezzo di questa complessità, trovando interpreti di ottimo livello ed una concertazione saggia ed efficace. Affascinante inoltre la riproposizione di un testo volutamente “neoclassicista” come l’Ariadne in un contesto smaccatamente neoclassico come la Konzerthaus di Berlino. Con una prima parte meno dettata dalla routine sarebbe stata una serata da incorniciare, per quanto non siano certo mancati gli applausi del pubblico fedele, che ha quasi gremito la maestosa sala.

Alberto Luchetti

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Posted in: Concertistica, Opera