Feuersnot a cielo aperto a Dresda

Posted on 29 giugno 2014 di

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Feuersnot nel cortile del castello di Dresda

Diemut: Rachel Willis-Sørensen
Kunrad: Tómas Tómasson

Dresdner Festspielorchester
Sächsischer Staatsopernchor Dresden
Kinderchor der Singakademie Dresden

Direttore: Stefan Klingele
Maestro del coro: Wolfram Tetzner
Concetto scenico: Angela Brandt

La città di Dresda è stata quasi una seconda patria artistica per il monacense Richard Strauss. Nove delle sue quindici opere hanno visto la loro prima rappresentazione nella capitale sassone, e fra queste si contano molti dei suoi titoli di maggior successo. La stagione della Semperoper di Dresda non poteva lasciarsi dunque sfuggire l’occasione di celebrare, in occasione dei 150 anni dalla sua nascita, il compositore che la ha resa forse più gloriosa. Sotto la guida di Christian Thielemann, la seconda metà del 2014 sulle rive dell’Elba vedrà così una sfilza di titoli straussiani, per lo più legati alla città: da Elektra a Daphne, da Arabella a Der Rosenkavalier.

Eppure a nessuno di questi grandi titoli è toccato l’onore di aprire queste celebrazioni, che prendono il via oggi a pochi giorni dall’esatto giorno di nascita del compositore (11 Giugno). La scelta è invece caduta su un titolo molto più raro, Feuersnot, primo fra quelli che videro la luce all’Hoftheater (l’odierna Semperoper). Era il 21 Novembre 1901 e Strauss si accingeva così al suo secondo tentativo nel mondo operistico (dopo il fallimentare Guntram). Tuttavia anche questo “Singgedicht”, figlio dell’esperienza dei poemi sinfonici, non bastò a proiettare l’autore nell’olimpo dell’opera, costringendolo ad attendere altri quattro anni, con Salome, prima di affermare il suo grande talento teatrale. D’altronde il libretto stesso è altamente allusivo e profetizza l’esito della carriera operistica di Strauss. Proprio egli si nasconde infatti sotto le spoglie dell’alchimista Kunrad, che si vendica di essere stato rifiutato e ridicolizzato dall’amata Dietmut e da tutta la città di Monaco togliendo loro il “fuoco” e restituendolo solo dopo aver ottenuto il riconoscimento della propria superiorità. Se questo non bastasse, il monologo del protagonista ammicca, con frequenti giochi di parole e musicali anche piuttosto espliciti, a Strauss come erede incompreso del maestro Wagner.

Un’opera tanto particolare non poteva dunque essere messa in scena in modo banale. In quest’ottica ci è parsa vincente l’idea di adibire a spazio scenico il cortile del castello della città, di recentissimo restauro (come gran parte della città, rasa al suolo dai bombardamenti e poi dimenticata per anni sotto la DDR). Non c’è così bisogno di scenografia, dato che le pareti stesse, opportunamente illuminate, forniscono la giusta atmosfera. Ottimi giochi di luce dettano con efficacia ed effetto il passaggio dalla sera alla notte, suggerendo poi l’accensione dei fuochi, il gelo susseguente alla maledizione di Kunrad ed il ritorno finale alla luce ed al calore. Positivo insomma il giudizio sul “concetto scenico” di Angela Brandt, che con pochi elementi ottiene un risultato d’impatto, giocando anche sulla rigidità del tradizionale cerimoniale dell’opera (ad esempio quando i bambini invadono lo spazio degli orchestrali per prendere i loro strumenti da gettare nel fuoco oppure quando addirittura un personaggio si lancia in un breve ballo assieme al direttore d’orchestra).

Inevitabile qualche guaio acustico in questo genere di operazioni, e considerata anche la mole ingente dell’orchestra è stato necessario concedere l’aiuto dell’amplificazione per rendere udibili senza problemi tutte le voci. A spiccare sono senza dubbio i due protagonisti, baritono e soprano, Kunrad e Diemut.

I due protagonisti

I due protagonisti

TómasTómasson non è un nome nuovo: al pubblico italiano è noto probabilmente per il ruolo di Telramund nel Lohengrin scaligero del Dicembre 2013, occasione peraltro nella quale non brillò particolarmente. Pur confermando l’intonazione non sempre precisa, la sua prova oggi è stata di tutt’altro livello, imponendosi nettamente come il migliore per fraseggio, colore e sapienza scenica. Il suo monologo nel finale è stato probabilmente il momento più intenso.

Rachel Willis-Sørensen è invece una giovane proveniente dall’ensemble ma già capace di mostrare un notevole potenziale. Scontata un po’ di inesperienza nei primi salti all’acuto, presi dal basso e con evidente timore e prudenza, la sua prova è andata in crescendo nel corso della serata. Non sono sembrati particolarmente sonori i centri, circostanza compensata tuttavia da una facilità notevole nel registro acuto, il più battuto dalla parte.

Più che sufficienti tutti gli altri interpreti, che hanno per lo più parti da caratteristi. Molto bene infine l’orchestra del Dresdne rFestspiel, guidata da Stefan Klingele nella massima brillantezza, evidenziando oltre che i debiti dai poemi sinfonici anche i crediti nei confronti delle future opere di Strauss (in particolare la capacità di mettere in musica la commedia, che sarà cruciale per Der Rosenkavalier). Impeccabile il coro della Staatsoper, così come bravissimi anche scenicamente sono stati i bambini del Kinderchor.

Spettacolo dunque nel complesso degno dell’apertura dei festeggiamenti straussiani a Dresda, specialmente per l’originalità e l’inventiva, con un clima tutt’altro che cerimoniale che ben si addice allo spirito ironico di Richard Strauss. Al resto (al monumento tedesco) penserà Thielemann nei prossimi mesi.

Alberto Luchetti

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Posted in: Opera