L’Elisir d’amore italianizza la Deutsche Oper

Posted on 17 maggio 2014 di

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L'Elisir d'amore sbarca a Berlino

Nemorino: Dimitri Pittas
Adina: Heidi Stober
Dulcamara: Nicola Alaimo
Belcore: Simon Pauly

Orchestra e coro della Deutsche Oper Berlin
Direttore: Roberto Rizzi Brignoli
Regia: Irina Brook

In un teatro di repertorio, come lo è eminentemente la Deutsche Oper di Berlino, la première di una nuova produzione è sempre un evento che attira gli interessi dell’intera città. Sono questi infatti gli spettacoli maggiormente curati, freschi di definizione di ogni dettaglio, col regista presente e il cast per il quale tutto è stato ideato. Ed in effetti ha già i tratti di una piccola macchina perfetta l’Elisir d’amore che ha debuttato ieri sulla Bismarckstrasse. Merito in primis della regia di Irina Brook, che costella l’opera di dettagli comici mai grotteschi, per lo più volti ad una sostanziale empatia con tutti i protagonisti dell’opera, inclusi i potenzialmente discutibili Belcore e Dulcamara (o financo Adina). Certo l’impianto di base non brilla per particolare innovazione, riprendendo nell’ambientazione anni ’50 quella che fu intuizione notevole di Laurent Pelly (produzione di Londra e Parigi che ha fatto una tappa anche alla Scala), ma l’idea di collocare la vicenda in una sorta di teatrino nomade da fiera di provincia, con roulotte di legno ai lati e un palco rozzo al centro, aiuta a vivacizzare molti momenti attraverso la presenza di diversivi comici e giustificate coreografie.

Adina e Nemorino

Adina e Nemorino

Come sempre il rilievo maggiore lo assume il personaggio di Dulcamara, vero motore dell’azione. A maggior ragione quando la levatura dell’interprete, come in questo caso con Nicola Alaimo, sovrasta di parecchie spanne quella di tutto il resto del cast. Lo aiuta certamente essere l’unico italiano (e perciò padrone di ciò che deve dire) sul palco, ma lo aiuta soprattutto l’essere uomo di teatro e mattatore, nato per parti come queste. E poca importa allora se gli sparuti acuti richiesti non sono brillantissimi. Praticamente tutto l’opposto dell’Adina di Heidi Stober, che ha mostrato invece proprio nel registro acuto il suo punto di forza, lasciando molto a desiderare nel resto dell’estensione. L’emissione risulta infatti sempre forzata e mai sul fiato, tanto da precludere ogni smorzatura del suono. La conferma arriva nelle parti recitanti che battono sui centri, per niente sonori. L’espressività nei dialoghi viene così tutta delegata alla presenza scenica, fortunatamente molto efficace, in particolare quando di fronte c’è Nemorino, ovvero Dimitri Pittas, che ha sia il physique du rôle che le movenze del povero imbranato romanticone. Per niente imbranata è invece la vocalità, anzi sorprendentemente sicura e dotata di notevole squillo, con qualche menda solo nell’omogeneità fra i registri (troppo evidente e brusco lo schiarimento dopo il passaggio in acuto). Si poteva trovare forse qualche sfumatura ulteriore in “Una furtiva lagrima”, ma per il resto la prova è più che positiva, e consiglieremmo a qualche teatro italiano di tenere d’occhio questo tenore greco, che ha già debuttato a Parigi, Monaco, Vienna e Londra ma da noi è sconosciuto. Chiudiamo il capitolo cast vocale con la nota dolente: il baritono Simon Pauly, di cui è francamente difficile dire qualcosa, perché semplicemente non era possibile sentirlo! Sempre coperto nei concertati, privo di baldanza nella sua aria e nei duetti/terzetti e da quel poco di udibile apparentemente anche un tantino mugghiante nel timbro.

Ancora due parole infine per la buona direzione di Roberto Rizzi Brignoli, che con Alaimo ha tenuto alta la rappresentanza italiana in questo repertorio, mostrando di sapere di cosa necessita. Non è riuscito pienamente a togliere all’orchestra della Deutsche Oper (con cui lavora stabilmente) una tendenza alla concertazione troppo morbida e sinfonica, ma le ha se non altro dato brio e carattere quando occorreva. Ottima in particolare la scelta di far suonare il motivetto delle nozze, in apertura di secondo atto, da una banda in scena.

Nel complesso dunque un Elisir d’amore riuscito e piacevolissimo, per quanto non di particolare rilievo rispetto alle tante esecuzioni che quest’opera sempre gradita vanta nella sua storia. Sala totalmente riempita (cosa non frequente nell’imponente Deutsche Oper) e pubblico molto soddisfatto e divertito, con applausi per tutti e Alaimo particolare trionfatore. La prossima prima qui sarà Billy Budd a maggio, mentre l’attesa per rivedere l’opera italiana deve proseguire fino a giugno, quando debutterà l’interessante Maria Stuarda (purtroppo solo in forma di concerto per ristrutturazione del palco) con Joyce DiDonato, Carmen Giannattasio e Joseph Calleja.

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Posted in: Opera