Il film del Rosenkavalier con laVerdi

Posted on 17 maggio 2014 di

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Un fotogramma del film

Nel 1911 andava in scena per la prima volta a Dresda Der Rosenkavalier, opera a cui è arriso fin dall’inizio un grandissimo successo. Nel 1925 la casa di produzione austriaca Pan-Film ebbe così l’idea di trasformare l’opera in un film (muto) di altrettanto successo, affidandone la regia al grande Robert Wiene, ancora oggi ricordato per il capolavoro espressionista Il Gabinetto del dottor Caligari. La sceneggiatura, che modifica in parte il libretto originale, venne affidata a Franz Nerz. La lavorazione del film procedette spedita con riprese degli esterni e degli interni nel parco e nel palazzo di Schonbrunn, a Vienna. Molte scene vennero girate con l’assistenza al pianoforte di Joseph Holzer, che suonava dal vivo quella musica che, non potendo essere registrata, sarebbe solo stata poi associata alla pellicola nelle esecuzioni dal vivo. La prima della pellicola è fissata il 10 dicembre 1925, a Vienna, ma il debutto ufficiale avviene alla Staatsoper di Dresda il 10 gennaio 1926, con lo stesso Richard Strauss a dirigere l’orchestra . L’avvento del sonoro portò purtroppo la cancellazione del lancio americano e così il film non ebbe il successo sperato. Questo film avrebbe dunque permesso la conoscenza de Il cavaliere della rosa ad un più largo pubblico, anche se così purtroppo non è stato.

La proiezione a cui abbiamo assistito questa stasera all’Auditorium di Milano era integrale, escludendo necessariamente l’ultima bobina, considerata perduta. A sostituirla ci sono state a scorrimento alcune fotografie di scena, mentre la musica nella sua integralità veniva eseguita fino all’ultima nota. Quasi la totalità dei temi musicali della partitura provengono logicamente dall’opera, ma due brani sono totalmente estranei: l’uno proviene da Il borghese gentiluomo (musica di scena che Strauss compose per accostare la pièce di Molière alla prima versione dell’Ariadne auf Naxos) e l’altro è una sonora marcia militare composta ex novo per accompagnare le gesta del maresciallo, personaggio non presente nel libretto di Hoffmannsthal.

L’intero film dura 110 minuti: rispetto alle tre ore dell’opera si comprende quindi che la pellicola abbia un ritmo più sostenuto e vario, mentre l’opera (imparagonabile per valore complessivo) ha ovviamente dalla sua momenti vocali e strumentali insuperati. Del film risalta soprattutto la parte visiva, non potendosi nel muto affidare alcunché alla parola: ecco allora le classiche pose espressioniste dei personaggi dagli occhi bistrati, su tutte quelle del Barone Ochs, che con i suoi sguardi e le sue mosse, rende grottesca ogni situazione. Ochs deriva infatti da “Ochse“, in tedesco “bue”, e così appare con i suoi modi grossolani e caricaturali sulla pellicola. Il ruolo è stato peraltro ampliato per dare risalto all’attore e cantante Michael Bohnen, che già aveva impersonato questa parte nell’originale operistico. Quando un suo servo suona la ghironda fa la comparsa in orchestra il suo notissimo valzer, dalla straordinaria melodia popolare. Interessante anche la messa in scena della figura di Octavian: nell’opera, come tutti sanno, abbiamo un mezzosoprano en travesti, con il curioso gioco di ulteriori travestimenti quando egli si maschera da servetta, tornando così donna ma attraverso una doppia trasformazione. Qui invece a dare figura al cavaliere Octavian è  un vero e proprio uomo, o meglio un ragazzo, che così in due scene, con tanto di cuffietta in testa, si trasforma in una piccante “Despina”. Mantiene tutto il suo fascino il momento simbolo della consegna della rosa, con il tema discendente e straniante eseguito da celesta, arpe e triangolo. Una lunga scena ampliata registicamente da campi e controcampi e sicuramente nata dalla sinergia di Strauss e Wiene. Il regista inserisce poi in maniera più indipendente la scena della battaglia condotta dal maresciallo, tutta con nuova musica come detto. Interessante infine registicamente quando, verso la fine, la scena della festa in giardino risulta tutta virata in verde (ricordiamo che anche Caligari era virato in tanti colori diversi per sottolineare il giorno e la notte). Nella scena del giardino è inserito addirittura un balletto, a cui assistono gli ospiti mascherati. Peccato nella trasposizione aver invece perso musicalmente il concerto del tenore italiano nella stanza della marescialla: vediamo infatti il cantante nel film, con a fianco un flautista, ma la scena risulta debole non essendoci alcun cantante a sostenerla.

La direzione di Giuseppe Grazioli, spesso protagonista delle domeniche in Auditorium, è stata pulita e competente, senza comunque essere trascinante: troppo attento ci è parso all’arduo compito di sincronizzare l’orchestra con la pellicola. Sinergia comunque riuscita e serata piacevolissima e diversa dal solito concerto. Nota di merito ai percussionisti, molto impegnati in questa partitura.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera