Salisburgo: Arabella chiude l’Osterfestspiele

Posted on 10 maggio 2014 di

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Thomas Hampson e Renée Fleming in Arabella

Arabella: Renée Fleming
Mandryka: Thomas Hampson
Graf Waldner: Albert Dohmen
Gräfin Adelaide: Gabriela Beňačková
Zdenka: Hanna-Elisabeth Müller
Matteo: Daniel Behle
Kartenaufschlägerin: Jane Henschel
Fiakermilli: Daniela Fally

Sächsische Staatskapelle Dresden
Sächsischer Staatsopernchor Dresden
Direttore: Christian Thielemann
Maestro del coro: Wolfram Tetzner
Regia: Florentine Klepper

Come da tradizione, il festival di Pasqua di Salisburgo deve includere anche una produzione operistica. Meglio se di assoluta eccellenza. L’anno scorso, quando Christian Thielemann e la Staatskapelle Dresden hanno ereditato il timone da Rattle e dai Berliner Philharmoniker, la scelta cadde sull’opera pasquale per eccellenza: Parsifal. Quest’anno, in occasione del centocinquantenario della nascita di Richard Strauss, andiamo invece in atmosfere carnevalesche con Arabella, ultima collaborazione del compositore monacense con Hugo von Hoffmannsthal. Trattasi di opera atipica, per certi versi di minori pretese nel suo stile di conversazione e nel suo soggetto realistico. La selva di simboli che Hoffmannsthal è solito adoperare si riduce qui ad un unico elemento: il bicchiere d’acqua, metafora della purezza dell’abbandono di fede reciproca a cui i futuri sposi Arabella e Mandryka sono chiamati ad abbandonarsi. La regia di Florentine Klepper non azzarda nulla più di quanto sta scritto nel libretto (bicchiere d’acqua incluso), spostando innocuamente la vicenda dagli anni ’60 dell’Ottocento ad una Vienna in piena art déco (avvicinandosi così all’epoca di composizione dell’opera, che è del 1933). Nella sua semplicità, l’uso degli spazi è vincente: nel primo atto si sfrutta la larghezza del palcoscenico del Großes Festspielhaus per passare orizzontalmente da un ambiente domestico all’altro, nel secondo si sfonda in profondità l’intimità della parete per aprirsi alle follie del ballo notturno che causerà tanti quiproquo. Così il terzo atto potrà infine, assieme all’alba, vedere anche il ritorno della parete che sancisce visivamente il ritrovato equilibrio domestico. Un ascensore, prima catastroficamente precipitato al suolo e poi nuovamente integro e pronto a salire, rappresenta infine l’unione felice della coppia. Niente di trascendentale, ma se non altro una regia funzionale e che ci pare aver colto con sensibilità femminile il dramma combinato delle due protagoniste, Arabella e Zdenka.

La Fiakermilli nel secondo atto

La Fiakermilli nel ballo del secondo atto

Non era in ogni caso la regia l’elemento di maggior interesse di questa produzione. Piuttosto l’attesa era tutta per il cast vocale, ed in particolare per Renée Fleming e Thomas Hampson. Il ruolo di Arabella è un cavallo di battaglia della Fleming, che mantiene ancora tutta la bellezza (addirittura stucchevole) del suo timbro e sa quando sfoggiare le sue armi, dando vita tuttavia alla solita fiabesca principessina già vista in altre sedi. Hampson, dal canto suo, è parso invece nettamente in difficoltà, forse per uno stato di forma non ideale (ha dovuto annullare un concerto alcuni giorni prima dell’opera), con acuti eccessivamente sfibrati e un generale affanno nello star dietro alle impegnative sfuriate del rozzo Mandryka, peraltro reso alla perfezione scenicamente. Entrambi hanno in ogni caso gestito con esperienza la parte, uscendo trionfatori ancorché in realtà non siano stati loro a brillare maggiormente. D’altronde il nome e la carriera pregressa hanno una importanza enorme presso i favori della ribalta. Le scoperte realmente piacevoli arrivano invece quando a trionfare è una giovane rivelazione, e questo ci pare proprio il caso diHanna-Elisabeth Müller, attivissima nell’ensemble di Monaco e straordinaria qui nel ruolo di Zdenka. La sua voce, dal particolare timbro scuro, si allarga e sale senza alcun problema e senza temere alcun ostacolo proprio nei momenti maggiormente drammatici. Promossi con qualche lode in meno anche il Matteo di Daniel Behle e la Fiakermilli diDaniela Fally, che hanno dimostrato solidità e teatralità in parti poco clementi, ciascuna nel suo genere. Nei ruoli secondari, come spesso avviene di recente, hanno fatto ottima figura alcuni grandi interpreti non più nel pieno della loro carriera. È il caso di Albert Dohmen e Gabriela Beňačková, che sono un’efficace seppur un poco troppo grottesca coppia di genitori, oppure del cameo di Jane Henschel come cartomante, che non passa inosservato.

Il cast al completo

Il cast al completo

Valutare infine orchestra, coro e rispettivi direttori risulta piuttosto difficile in un’opera che ha questa natura ibrida e complessa. Di Christian Thielemann ci siamo accorti solo nei finali e nell’intermezzo fra secondo e terzo atto, quando ha potuto dar sfogo a quella macchina perfetta che è la Staatskapelle di Dresda. Per il resto ha cercato di ingombrare il meno possibile il canto e di favorire i tempi teatrali, non sempre con totale successo. Francamente, se non per ragioni di occasioni (la disponibilità del cast di star, la ricorrenza straussiana), non comprendiamo bene cosa spinga un tale direttore verso una tale opera (e non è la prima volta che la fa), faticando a ravvisare tratti comuni. Ciò detto è chiaro che la quantità di finezze musicali nascoste fra una battuta e l’altra è stata enorme, ma anche proporzionata alla difficoltà di apprezzamento, data la scrittura spesso così fitta e di stretto respiro. Come conclusione di un festival di Pasqua di altissimo livello resta così una certa impressione di incompiutezza, in parte colmata dalla rivelazione del programma dell’anno prossimo. Per il 2015 saremo infatti ancora di fronte ad una scelta sorprendente, ma che promette invece risultati molto più interessanti: un dittico Cavalleria e Pagliacci tutto da riscoprire in una nuovissima veste, col contributo delle voci straordinarie (e questa volta nel pieno delle forze) di Jonas Kaufmann e Maria Agresta. Forse una risposta a distanza ai Berliner, che a Baden Baden hanno quest’anno dato lustro proprio al verismo con una esecuzione particolarissima della Manon Lescaut (e vi daremo conto della ventura versione concertante berlinese) e che l’anno prossimo si cimenteranno nell’opera salisburghese par excellence: Der Rosenkavalier. Finché il duello continua su questi livelli di qualità, è una gara piacevolissima, ed attendiamo con gusto la prossima stoccata!

Alberto Luchetti

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Posted in: Opera