War Requiem con laVerdi

Posted on 14 aprile 2014 di

0


Zhang Xian

Tenore: Mirko Guadagnini
Baritono: Joseph Lattanzi
Soprano: Othelie Graham
Orchestra e coro sinfonici di Milano Giuseppe Verdi
Direttore: Zhang Xian
Direttore orchestra da camera: Ruben Jais
Maestro del coro: Erina Gambarini
Maestro del coro di voci bianche: Maria Teresa Tramontin

La primavera è oramai giunta ma come voleva il poeta Eliot l’Aprile non è solo „rose e fiori“, ma sa anche essere un mese crudele. Con questo spirito ci si presenta la scelta de laVerdi di eseguire in questo periodo il War Requiem di Benjamin Britten, a compimento di un anno britteniano (il 2013) che, oscurato dai due colossi Wagner e Verdi, non ha decisamente avuto lo spazio che avrebbe meritato. LaVerdi ha in ogni caso fatto la sua parte, mettendo sul doppio podio i suoi due direttori musicali: Zhang Xian Ruben Jais. Ai loro ordini ci sono tanto l’orchestra (con le prime parti cooptate per il gruppo cameristico) quanto i cori al gran completo (incluso cioè anche quello di voci bianche). Uno sforzo monumentale ripagato dal notevole effetto che questa composizione non cessa mai di destare. Anche perché queste sono partiture che esaltano le doti di Zhang Xian, maestra delle grandi masse e dei grandi effetti grazie al suo gesto a tutto braccio, si pensi ad esempio alle fanfare apocalittiche del Dies Irae, nel Sanctus e nella transizione al finale celestiale. Ad onor del vero dobbiamo dire che la precisione fra i reparti (specialmente fra archi e fiati) non è stata impeccabile come altre volte, complici la non semplice scrittura di Britten (che stratifica numerose tradizioni musicali, e quindi anche esecutive) e le richieste mai banali della bacchetta. Tutto l’inizio ad esempio si è articolato come a corti respiri affannosi, in una incerta invocazione di requie che è risultata così pienamente in linea col tragico sentire novecentesco incarnato dal poeta Wilfred Owen, da cui sono tratti i restanti testi. Suggestiva la risposta del coro di fanciulli, sistemato in galleria come a volerlo separare dal dramma terreno anche nella prossemica. Sempre estremamente precisa invece l’orchestra da camera diretta da Ruben Jais, che si è incaricata dei passaggi più nervosi e cesellati con ottimi risultati.

Sul fronte vocale, in linea con quanto spesso accaduto all’Auditorium, il livello non è altrettanto eccellente. Il tenore Mirko Guadagnini non è inesperto e non gli fa certo difetto la bellezza del timbro, caldo e omogeneo, ma le richieste di una parte pensata per Peter Pears lo hanno portato troppo spesso ad essere poco a proprio agio nell’emissione, col risultato che la voce ha faticato a superare la monumentale orchestra e ha mal riempito la sala, patendo inoltre l’accumularsi della stanchezza. Positivo il baritono Joseph Lattanzi che non trova particolari ostacoli sulla sua strada, per quanto rimanga un po’ generico il suo fraseggio (ricordiamo che il primo interprete fu Dietrich Fischer-Dieskau). Entrambi devono affrontare anche passaggi in falsetto, che per fortuna sono stati risolti senza cadute di stile. Ultimo protagonista vocale è il soprano di colore Othalie Graham, che dopo un inizio non ideale (anche per qualche difficoltà subito a freddo) ha saputo far valere la corposità della sua voce, pur pagando il prezzo di un evidente vibrato non appena saliva sopra il rigo (cioè spesso).

Sapiente, tanto per genialità di Britten quanto per bravura di Zhang Xian e preparazione dei cori da parte di Erina Gambarini Maria Teresa Tramontin, il grande finale in cui l’invocazione incerta iniziale assume tutt’altra portata, condotta in alto dalle voci angeliche dei fanciulli. E questo proprio appena si è raggiunto anche il massimo orrore, con l’incontro di carnefice e vittima del campo di battaglia, e con la loro comune invocazione “Let us sleep now”.

Alberto Luchetti

Annunci
Posted in: Musica sacra