LaVerdi Barocca riscopre Locatelli

Posted on 17 marzo 2014 di

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Pietro Antonio Locatelli

P.A. Locatelli: Concerto Grosso n.2 in Do minore op.1
P.A. Locatelli: Concerto n. 2 per violino, archi e basso continuo in Do minore op. 3
P.A. Locatelli: Concerto Grosso n. 5 in Re maggiore op. 1
A. Vivaldi: Concerto n. 7 per violoncello in Re minore RV 406
P.A. Locatelli: Concerto Grosso n. 12 in Sol minore op. 1

Orchestra laVerdi Barocca
Direttore: Ruben Jais
Violino: Gianfranco Ricci
Violoncello: Marcello Scandelli

Pietro Antonio Locatelli non è certamente tra i compositori più eseguiti al mondo, motivo per cui il concerto odierno de laVerdi Barocca, quasi interamente dedicato a questo compositore bergamasco ma cosmopolita, non può che farci piacere e attirare la nostra attenzione. Dopo aver passato la gioventù a Bergamo e suonato per la chiesa di Santa Maria Maggiore, Locatelli si trasferisce a Roma, dove avrà modo di scoprire e apprezzare la formula dei concerti grossi di Arcangelo Corelli. Fino agli anni ’20 del Settecento sarà così uno dei più prolifici compositori concertistici italiani, mentre dopo il suo trasferimento ad Amsterdam la sua carriera lo porterà ad esser noto più che altro come esecutore tra i più raffinati d’Europa, grazie ad una tecnica violinistica portata a limiti mai prima raggiunti. Sicuramente il giovane Paganini di alcune generazioni successive studierà i Capricci di Locatelli, avendo anche modo di omaggiarne palesemente uno. Paganini può essere dunque visto come una sorta di successore spirituale del meno noto Locatelli, dato che anch’egli baserà il suo successo proprio sul portare l’uso del violino verso nuovi orizzonti, aumentando ulteriormente le difficoltà esecutive.

L’orchestra barocca di questa sera esegue i brani utilizzando strumenti antichi o copie di essi, con corde di budello per ricreare il più possibile la sonorità settecentesca, che prevedeva inoltre il diapason a 415 Hz. L’importanza filologica della corda di budello è dimostrata anche da quanto accaduto recentemente al violino “Il Cannone”, appartenuto a Paganini e conservato a Genova: dopo che sono state montate tali corde, la sonorità è infatti cambiata del tutto, rendendola irriconoscibile rispetto al suono delle corde metalliche utilizzate dagli strumenti moderni. E’ ancora lunga la strada affinché il pubblico italiano possa apprezzare il fascino degli strumenti antichi, una cultura che appartiene per ora più alla Germania e alla Francia che a noi. Concerti come questo sono in ogni caso un passo avanti in un percorso di recupero del tempo perduto, percorso a maggior ragione doveroso in un repertorio che è così intrinsecamente italiano.

Tornando al concerto di questa sera, sono stati nello specifico proposti tre Concerti grossi di Locatelli. Tutto qui si basa sul gioco instaurato dal Concertino (che a differenza di Corelli è costituito da due violini e dalla viola) con il resto dell’orchestra d’archi, e in particolare con il violoncello. Nel Concerto Grosso n.2 in Do minore op.1 è particolarmente bello il dialogo tra gli strumenti solisti. Nel secondo movimento infatti gli strumenti entrano uno a uno, creando un apprezzabile gioco di progressioni, mentre nel quarto movimento si instaura una specie di fugato. Giustamente incalzante infine l’Allegro finale. Completamente diverso lo spirito del secondo concerto proposto, che non fa parte dei concerti grossi: si tratta infatti del Concerto n. 2 per violino, archi e basso continuo in Do minore op. 3.Esso è noto anche come  “L’arte del violino”, ed è dunque prevedibile che protagonista sia proprio il violino primo, mentre il resto degli archi si limita a sostere le sue prodezze. Tra i movimenti si intercalano addirittura due Capricci, che il nostro solista Gianfranco Ricciha risolto con brillantezza (il secondo realizzato con più sicura mano rispetto al primo). Ben 70 anni prima di Paganini dunque è stato proprio Locatelli il primo a fiutare le potenzialità di un repertorio virtuosistico per lo strumento, estrapolando i 24 Capricci sparsi nei suoi concerti e facendone una raccolta a parte e di grande successo. Come bis Ricci ha evidenziato questa eredità eseguendo il Capriccio n.13 di Paganini, detto “La Risata” per le sue catene di terze discendenti che suggeriscono l’idea di ghigni satanici.

Oltre a festeggiare Locatelli a 250 anni dalla morte, bella l’idea di confrontarlo e confrontarsi con un altro mostro sacro dell’epoca, un monumento della musica italiana di cui sarebbe positivo venisse eseguita più spesso anche la produzione operistica: stiamo parlando ovviamente di Antonio Vivaldi. Il suo Concerto per violoncello ha permesso aMarcello Scandelli di realizzare un piccolo capolavoro nello spazio ridotto dei suoi tre brevi movimenti . Molta l’enfasi con cui ha tratteggiato le melodie (quasi arroventandole passionalmente, forse un eccesso collocandosi esso ancora in pieno Settecento e non nell’Ottocento) e particolarmente struggente l’Andante, con il suo lento incedere. Conosciamo la peculiarità Scandelli e lo vediamo da sempre armeggiare con l’archetto nella compagine delaBarocca, ma solo ora da solista possiamo apprezzare la sua capacità come esecutore e come interprete. Il suo bis ha spiazzato tutti: invece di puntare sul virtuosismo ha puntato sulla semplicità, eseguendo la melodia icastica della Ninna Nanna di Brahms. Forse un invito alla buona notte!

Riserviamo le ultime parole per Ruben Jais, testa, anima e bacchetta de laVerdi Barocca. Non solo ha diretto con competenza questa orchestra, con la quale la conoscenza reciproca è ovviamente totale, ma ha dimostrato anche doti di didatta, spiegando al pubblico alcuni brani e numerosi dettagli tecnici sugli strumenti. Decisamente un concerto atipico e notevole, che ci porta a desiderare che la stagione de laBarocca potesse espandersi fino ad includere un maggior numero di appuntamenti, così da far conoscere al pubblico milanese aspetti non ancora del tutto indagati della nostra musica. Nel frattempo vi rimandiamo al prossimo appuntamento, il 9 aprile, con un altrettanto notevole e originale programma: sinfonie e concerti di C.P.E. Bach, Graun e Mozart.

Fabio Tranchida

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Posted in: Concertistica