LaBarocca: L’Oratorio di Natale di Bach

Posted on 11 gennaio 2014 di

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Georges de la Tour, Natività

Soprano: Joanna Klisowska
Controtenore: Filippo Mineccia
Tenore: Clemens Löschmann
Basso: Christian Senn

Orchestra e Ensemble vocale laVerdi Barocca
Maestro dell’Ensemble: Gianluca Capuano
Direttore: Ruben Jais

 

Agli appassionati di musica del Settecento l’Italia offre sempre meno occasioni per ascoltare i grandi capolavori di quell’epoca. LaVerdi Barocca, che ha recentemente semplificato la sua denominazione in laBarocca, rimane per i milanesi in questo senso uno dei pochi punti di riferimento con i suoi appuntamenti ricorrenti. IlWeihnachtsoratoriuml’Oratorio di Natale di Bach è uno di questi, come sempre in occasione della festa dell’Epifania. Proprio il 6 gennaio, ma del 1735 e a Lipsia, si completava infatti la prima esecuzione di quest’opera, ideata da Johann Sebastian Bach per essere distribuita su ben sei festività differenti, coprendo così tutto il periodo natalizio, dal 25 dicembre al 6 gennaio. Nel Novecento iniziò la tradizione di eseguire alcune di queste cantate insieme in concerto, mentre oggi abbiamo la fortuna di poter sentire perfino il ciclo nella sua integralità, potendo così apprezzare la complessità di rimandi sottesi alle sei cantate e ascoltando quindi quasi tre ore di musica barocca tra la più raffinata mai composta.

Quando la durata è tale, sono necessari esecutori eccellenti per mantenere l’attenzione e la tensione senza sbavature: nello specifico un coro di 16 elementi, 4 solisti e un’ottima orchestra di rara precisione. L’attenzione all’ascolto reciproco è così quasi cameristica. Ricordiamo inoltre che all’epoca di Bach tutte le parti, anche quelle affidate ai soprani e ai contralti, erano affidate a maschi. È stato infatti studiato che nel Settecento i ragazzi cambiavano voce più tardi rispetto ad oggi, e la loro intensiva preparazione musicale gli permetteva di imparare sia le parti affidate al coro che le ben più difficili arie. Se volete ascoltare un’edizione dell’Oratorio di Natale che ripropone questo mondo tutto al maschile vi consigliamo quella curata da Gustav Leonhardt. Data la difficoltà di avere oggi voci adeguate, al posto dei due ragazzi laBarocca ci ha proposto l’interessante voce da controtenore diFilippo Mineccia e la meno interessante soprano polacca Joanna Klisowska, dalla voce esile e priva di armonici, seppur stilisticamente molto curata, tanto da rendere le arie poco più che un solfeggio. Ci soffermiamo dunque soprattutto su Mineccia, che nonostante la tessitura in un registro decisamente acuto ha dispiegato una voce corposa, ben intonata e senza le forzature tipiche di queste voci anfibie. Il merito va tutto all’emissione sempre in maschera e mai in falsetto, che permette anche un notevole controllo nelle sfumature espressive (ad esempio le mezzevoci nella dolce ninna nanna “Schlafe, mein Liebster”). Saremmo molto curiosi di sentire questa voce così teatrale nel repertorio operistico anche di inizio Ottocento, che ne avrebbe un gran bisogno. Ad esempio nell’Aureliano in Palmira o nella cantata Il Vero Omaggio, uniche composizioni di Rossini scritte per un castrato.

Tornando al nostro oratorio, la pagina iniziale è un ampio coro che fa da prologo a tutte e sei le giornate, introdotto dal timpano solista e da tre trombe naturali che hanno mostrato solida intonazione in una pagina veramente virtuosistica per tutta la compagine. Questo coro introduttivo ha forma ABA e ciò dà una notevole spazialità al pezzo, che proviene in realtà da una precedente cantata d’occasione. Non stupiamoci: in un’epoca in cui i brani venivano composti quasi solo per la prima esecuzione, Bach rivitalizzava le proprie composizioni nel riproporle, non permettendo che l’oblio condannasse brani nati magari per occasioni troppo specifiche. Pratica che proseguì anche nell’Ottocento: pensiamo all’Eduardo e Cristina di Rossini, che riutilizza brani dall’Adelaide di Borgogna, dalRicciardo e Zoraide e dall’Ermione, godendo peraltro in quel secolo notevole fama a discapito delle opere che lo componevano. Oltre al coro iniziale si segnalano per bellezza tutti i corali seguenti che costellano la partitura nei momenti più importanti. Qui Bach è magistrale nell’associare la semplicità della melodia popolare e la raffinata armonizzazione e orchestrazione che lo contraddistinguono. Jais attentissimo alla dinamica non perde occasione di cesellare le ripetizioni delle frasi riprendendole in pp (risolvendo così l’annoso problema delle dinamiche nel barocco, che non usava segnarle in partitura).

Nelle prime tre cantante fra i pezzi più particolari e sperimentali nella forma compositiva citiamo il numero 7 del catalogo, dove i 4 soprani del coro (4 angeli sicuramente) dialogano con il basso Christian Senn, presenza ormai fissa in questi appuntamenti. Lo ritroviamo in ottima forma e in pieno controllo della voce sicura e autorevole. Non si è fatto spaventare nemmeno dal seguente dialogo con la tromba solista. Altro squarcio memorabile è la lunga e articolata sinfonia che apre la seconda parte creando un sensibile contrasto rispetto alla musica precedente dominata dalla voce umana. L’uso dei fiati e di materiale musicale popolare ci fa venire in mente la “Pifa” händeliana del Messiah (eseguita pochi giorni or sono proprio da laBarocca), ma con più varietà nei colori orchestrali, ben resi dall’uso di strumenti filologici. Il Corale che conclude la seconda parte ad esempio era inframezzato dalle frasi degli oboi d’amore e da caccia, certamente per sottolineare ulteriormente la presenza attiva dei pastori, protagonisti di quell’episodio della natività. Sempre nella seconda parte arriva anche la prima occasione di sfoggio da parte dell’esperto tenore Clemens Löschmann, prima impiegato solo in recitativi. La sua aria con flauto solista è stata eseguita con maestria ed eleganza nel canto, seppur forse con poca partecipazione emotiva.

Dopo l’opportuno intervallo di un’ora e mezza per cenare a buffet all’interno dell’Auditorium ecco la seconda parte del concerto con le ultime tre cantate. Qualche postumo della pausa si è forse percepito nel coro introduttivo, più che altro rovinato dalla non perfetta intonazione e ritmica di uno dei due corni naturali. Segue poi quella che è probabilmente la più interessante aria della composizione, cioè l’aria del soprano con eco. Si tratta di una composizione raffinatissima, articolata come un prezioso gioco di specchi: abbiamo 2 soprani, uno in sala e uno fuori scena, così come i due oboi d’amore. Bach elude sempre le nostre aspettative concludendo le frasi con una continua ricerca di un nuovo effetto eco spiazzante. L’effetto eco era un must dell’epoca barocca, pensiamo ad esempio al Concerto “per eco in lontano” di Vivaldi. Anche il già citato Rossini impiegherà questo effetto nel “La pietra del paragone” e nell’aria alternativa “Dolci d’amor parole” dal Tancredi, con esiti tuttavia più semplici e senza la ricchezza dell’invenzione barocca, che sarebbe risultata troppo artificiosa nell’Ottocento. Della quinta parte sottolineiamo il drammatico recitativo cantato dal controtenore: la situazione è l’avvento dei Magi, contrastati dalle cattive intenzioni di Erode. Da questo recitativo sfocia un mirabile terzetto col violino solista di raro equilibrio. Si sa per esperienza quanto siano rari i brani d’assieme nella letteratura barocca e solo Mozart scriverà il primo quartetto moderno nell’Idomeneo. È invece di piena tradizione, come anche nelle opere vivaldiane e händeliane, il breve quartetto con cui tutti i solisti ci salutano prima del festoso corale che è il degno epilogo di questo capolavoro.

Abbiamo tenuto per ultimi gli elogi all’eccellente coro preparato dal maestro Capuano: precisione e compattezza di suono sono le virtù principali, acuite dal numero ridotto degli elementi, tutti preparatissimi. Calorosi applausi al termine di ogni cantata e ultimo grande applauso al termine della sesta parte. Entusiasmo placato temporaneamente da Ruben Jais che ha preso la parola per introdurre la scelta del bis: infatti, al posto della consueta riproposizione del corale finale, il coro con solisti aggiunti intona “Ich steh an deiner Krippen hier”, incentrato sulla tenerezza attorno alla culla del Signore. Così laVerdi Barocca ha voluto augurarci soprattutto tanta pace e serenità per l’anno nuovo. Augurio che ripetiamo di cuore ai nostri lettori!

Fabio Tranchida

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Posted in: Musica sacra