Matthäuspassion pasquale con laVerdi

Posted on 12 aprile 2013 di

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Tiziano, Cristo alla Colonna (1560)

J.S. Bach: Passione secondo Matteo BWV 244

Orchestra e coro sinfonici Giuseppe Verdi di Milano
Direttore: Ruben Jais
Maestro del coro: Erina Gambarini
Maestro del coro di voci bianche: Maria Teresa Tramontin

Viola da gamba:Cristiano Contadin
Sopano: Karina Gauvin
Mezzosoprano: Stefanie Iranyi
Tenore (Evangelista): Makoto Sakurada
Tenore: Cyrill Auvity
Baritono: Christian Senn
Baritono (Gesù): Klaus Kuttler

Abbiamo ascoltato un’ottima esecuzione della Passione secondo Matteo, capolavoro che è ormai un appuntamento fisso per laVerdi nel periodo pasquale. O meglio, la ricorrenza è biennale, dato che la Matthäuspassion viene alternata con la più misurata Passione secondo Giovanni. Curiosamente la biennalità pare scritta nelle origini stesse della Passione secondo Matteo, eseguita per la prima volta Venerdì Santo 11 aprile 1727 e probabilmente replicata la prima volta esattamente due anni dopo, il Venerdì Santo 1729, nella chiesa di San Tommaso di Lipsia. Bach, giunto oramai alla sua piena maturità, realizza un enorme affresco musicale paragonabile solamente agli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina per dimensione e importanza (quasi tre ore di sublime musica). Decisamente impegnativo dunque realizzare questa complessa tela musicale piena di rimandi e varietà, suddivisa in ben 68 numeri.

Molti sono anche i “personaggi” che agiscono in questo oratorio, ma il protagonista assoluto è sicuramente il coro. La compagine corale de laVerdi si è presentata nel massimo delle sue potenzialità con la formazione al gran completo e con l’aggiunta del numeroso coro di voci bianche (per quanto forse la presenza eccessiva di bambine rispetto ai bambini vanifichi l’effetto di ambiguità delle voci bianche). I due cori sono stati diretti come di consueto da Maria Teresa Tramontin (voci bianche) e dalla sempre presente Erina Gambarini. Ottime le voci dei coristi sia quando dovevano dare solennità ai maestosi corali luterani sia quando dovevano esprimere con frasi rotte e veloci la cosiddetta turba, cioè un coro in agitazione con effetti drammatici altamente riusciti.

Le meraviglie di questa complessa partitura e la ricchezza di dettagli esecutivi richiedere uno spazio d’analisi che trascende la recensione, selezioneremo dunque alcuni momenti che ben rappresentino la serata. L’orecchio italiano sarà sicuramente solleticato ad esempio da due arie tra le più alte creazioni di Bach. La prima, “Erbarme dich, mein Gott” (Abbi pietà, Signore), è cantata dal contralto (o mezzosoprano, come in questo caso con Stefanie Iranyi) e descrive il tradimento di Pietro, l’apostolo a cui il Cristo aveva affidato la creazione della Chiesa e che amava molto. Stupendo l’assolo del violino di Luca Santaniello che con un controcanto struggente infiora tutto il brano dall’inizio alla fine, mentre pulsa sottostante l’accompagnamento che può ricordare le lacrime versate da Pietro. La voce della Iranyi con bei colori bruniti dialoga incessantemente con il violino in continue nuove idee musicali che però originano tutte dalla prima. Un “continuum” che dura più di sette minuti e sembra non finire mai. Rimane poi sempre la voglia di sentire cantata quest’aria dalla voce per cui era stata scritta: cioè un bambino di dieci anni. Sarebbero troppe le difficoltà? La seconda aria da segnalare è “Aus Liebe will mein Heiland” (Per amore il mio Salvatore vuole morire), notevole innanzitutto per il bellissimo l’organico impiegato: un flauto obbligato (la filologia vuole un traversiere in legno) due oboi da caccia e un oboe tenore, che con la sua campana di bronzo all’estremità rende il suono più morbido e ovattato. Ottimi, qui come in tutto il resto della serata, i solisti orchestrali de laVerdi, anche gli strumenti più inusitati. In questo caso si segnala anche la voce di soprano (in origine era previsto anche in questa aria un bambino) di Karina Gauvin, dal canto elegante ed impeccabile, seppur freddo.

Le altre voci appartengono oramai ai “sempre presenti” in queste occasioni: il tenore Makoto Sakurada che realizza un evangelista coretto e didascalico senza mai eccedere in colori ed il baritono (anche se dovremmo dire basso visto che all’epoca di Bach la corda di baritono non era stata ancora catalogata) Christian Senn, sempre autorevole ed energico, specialmente nell’aria 57 “Komm susses Kreuz” (Vieni dolce croce). Proprio questo brano ci fornisce anche l’occasione di elogiare l’aggraziata e agile viola da gamba di Cristiano Contadin e di notare una particolarità assai frequente nella musica di Bach proprio riguardo alla parola Kreuz (croce): essa è sempre cantata su una nota innalzata di un semitono, ovvero di un diesis, che in tedesco si dice, per l’appunto, Kreuz. L’ultimo abitué è il padrone di casa Ruben Jais, che come al solito è riuscito a creare un completo equilibrio tra tutte le forze in gioco sottolineando sia gli aspetti più terreni della musica sia i suoi vertici teologici. Solo su questa duplice base, si può dar forma e vita al mostruoso lavoro bachiano, in cui una profonda e convinta fede amalgama la vetta speculativa e la quotidianità pragmatica in un’opera pregna tanto di religiosità quanto di umanità.

Fabio Tranchida

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Posted in: Musica sacra