Assaggi di Götterdämmerung con l’OSN Rai

Posted on 13 marzo 2013 di

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Kirill Petrenko

R. Wagner: Aurora, Siegfried e Brünnhilde (da Prologo)
R. Wagner: Brünnhilde e Siegfried (da Atto I, Scena III)
R. Wagner: Racconto e morte di Siegfried, Marcia Funebre (da Atto III, Scena II)
R. Wagner: Olocausto di Brünnhilde (da Atto III, Scena III)

Orchestra sinfonica nazionale della Rai di Torino
Direttore: Kirill Petrenko
Brünnhilde: Evelyn Herlitzius
Siegfried: Lance Ryan 

E’ un grande regalo quello che l’Orchestra sinfonica nazionale della Rai di Torino ha preparato per il suo pubblico questa settimana. Affrontare il Götterdämmerung di Wagner è, seppur in forma di concerto e per estratti, un impegno del massimo grado. Farlo sotto la bacchetta di Kirill Petrenko diventa anche l’occasione per dare a questo giovane emergente il materiale di cui servirsi per dimostrare tutto ciò che sa e può fare. Impegno dunque doppio, proprio per non mancare all’occasione. Per dare un’idea di cosa sia stata questa serata vogliamo cominciare dalla fine, dagli oltre 10 minuti di applausi con ripetute chiamate dei tre protagonisti (al direttore si affiancano Evelyn Herlitzius e Lance Ryan, rispettivamente Brünnhilde e Siegfried) ed ovazioni per Petrenko, giustamente trionfatore. Andiamo allora in flashback nel dettaglio di come si è arrivati a questa apoteosi.

L’esordio, forse complice un po’ di tensione, ci ha inquietato con un attacco leggermente traballante fra i corni ed una sensazione di pesantezza nell’orchestra, che ha tuttavia rapidamente smaltito l’attrito della partenza sotto i gesti precisi ed energici di Kirill Petrenko, capace di dimostrare da subito tecnica e controllo invidiabili, infondendo nella compagine altrettanta sicurezza e compattezza. E’ parso proprio lui il trascinatore assoluto della serata, e queste sue qualità gli hanno permesso di impostare fin dall’avvio la sua interpretazione dell’ultimo capitolo del Ring all’insegna della plasticità marcata dei temi che si susseguono a ritmo serrato secondo il “weben”, il tessuto della partitura. L’impressione è che le catene di Leitmotive vengano come eruttate violentemente fuori dal ventre musicale dell’orchestra, che inesauribilmente produce nuovi motivi, li varia o li combina. Non è facile trovare mani capaci di restituire questo senso della potenza veramente creatrice e tessitrice della natura che Wagner ha celato nelle note del Ring. Un senso di necessità continua e granitica permea così la conduzione in ogni punto, lasciando pochissimo spazio all’incertezza. Ne fanno le spese i momenti più lirici del primo duetto fra i due amanti, ma, nell’economia della serata, la mancanza è più che abbondantemente compensata dal guadagno su tutto il materiale correlato con le forze elementari (acqua, coi temi del Reno, e fuoco, coi temi di Loge, ma anche tutti i temi legati alla natura durante il Racconto di Siegfried) e con quelle sovrumane ed eroiche (i patti della lancia di Wotan, i motivi del fato e del sonno, la tempesta, il corno di Siegfriedo, il richiamo della Valchiria, ecc). Davvero sarebbe difficile cogliere Petrenko in fallo: non perde un attacco, guida con la destra ogni motivo dal suo nascere fino all’estinzione, mentre la sinistra è sempre ricca di intenzioni per la dinamica e l’agogica (sempre nel Racconto è esemplare la capacità di variare continuamente il tempo per seguire l’emergere del nuovo materiale ritmico). Non sempre l’orchestra riesce a seguirlo (come spesso accade i guai tendono ad accumularsi nella zona degli ottoni), ma il risultato è comunque di altissimo livello. Il capolavoro vero e proprio ci pare essere in ogni caso la Marcia funebre, in cui ci sorprende tanto il legato meraviglioso e commovente nella trenodia in do minore quanto lo staccato poderoso e decisamente “da brividi“ dell’apoteosi eroica in do maggiore. Proprio per quegli staccati citiamo un non comune gesto spezzato in due movimenti di difficile descrizione (le braccia piegate prima scendono poi vengono tratte verso il busto) ma di grande efficacia. Da segnalarsi insomma, in conclusione del panegirico al direttore, anche la varietà del gesto, che non cade tuttavia mai nell’ostentazione inutile.

E. Herlitzius

L’energetica e continua carica con cui il direttore ha stimolato orchestra ha potuto anche contare su due cantanti assolutamente a proprio agio con volumi del suono elevati, tanto che mai essi sono stati coperti dai pur fortissimi accordi orchestrali. Anzi, avrebbero probabilmente riempito senza problemi una sala di dimensioni doppie di quella dell’Auditorium! Non è tuttavia priva di conseguenze la necessità di spingere sempre la voce, ed entrambi i solisti hanno patito alcune stonature e fatiche nel modellare la frase ed il canto per lo sforzo dell’emissione. Lance Ryan ha evidenziato le qualità ed i limiti già registrati per il suo recente Siegfried scaligero, risultando a suo agio nella caratterizzazione più fanciullesca del personaggio (durante il Racconto) ma anche nella sua versione più matura (culminante nel fingersi Gunther, con tanto di bocca storta per scurire il timbro!). Volenteroso nelle parti eroiche, ha invece lasciato qualcosa a desiderare nei pianissimi in registro acuto (essenzialmente dolci o nostalgici), che proprio non sono nelle sue corde. Sempre alla Scala, ma nel ruolo di Ortrud nel Lohengrin inaugurale, abbiamo sentito di recente anche il soprano Evelyn Herlitzius, che in molti attendevano di sentire nella parte di Brünnhilde. Anche qui le doti sono quelle già note: volume, precisione nel prendere le note anche ex abrupto, timbro scurito, pronuncia personale ed espressiva. Rispetto alla parte di Ortrud, diventano tuttavia più evidenti alcuni difetti quali la tendenza al grido negli acuti e la linea di canto sovente spezzata in nome di un’emissione quasi esclusivamente di forza e dunque tendenzialmente fissa. Ancora una volta ne fanno le spese i momenti lirici di dolcezza del primo duetto, ma ci rifacciamo con la restante Tempesta, con la scena del Ratto dell’anello e, soprattutto, con l’Immolazione finale. Qui le armi che fanno della Herlitzius una straordinaria Elektra possono dispiegarsi nel caratterizzare lo stato di esaltazione totale dell’eroina wagneriana sul punto di sacrificarsi per amore e per redenzione. La spinta volitiva di “Fliegt heim, ihr Raben!” e “Im Feuer leuchtend…” si alterna con i momenti quasi di recitato di “….keiner wie er!” e “Alles, alles weiss ich”, creando una figura a tutto tondo e tinte forti, più demoniaca che angelicata.

Grande serata dunque grazie ai tre protagonisti tutti all’altezza dell’impresa e dell’occasione, come dicevamo in apertura. Peccato, proprio prossimi al traguardo, un pasticcio generale dell’orchestra nel momento di svolta in cui il tema discendente del Crepuscolo degli Dei (ai legni e agli archi), sommato al tema di Siegfriedo (agli ottoni), dovrebbe lasciare estaticamente il posto al tema della redenzione o della glorificazione di Brünnhilde (ai violini e al flauto). Purtroppo i due momenti si sono mescolati, perdendo l’attimo decisivo in cui il vecchio mondo termina e ne inizia (forse) uno nuovo. Disguido ampiamente perdonato nella sovrabbondanza dell’offerta di questa sera, col pubblico che ha lasciato la sala con ancora i brividi del capolavoro wagneriano addosso.

PS: replica sabato 9 marzo, senza Siegfried ma con le 3 Norne ed il duetto con Waltraute

Alberto Luchetti

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Posted in: Opera