Le “8” stagioni con laVerdi

Posted on 3 marzo 2013 di

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Le "8" stagioni e i due emisferi: Vivaldi + Piazzola

A. Vivaldi: Le Quattro Stagioni
A. Piazzolla: Le Quattro Stagioni

Orchestra sinfonica di Milano Giuseppe Verdi 
Direttore: Jader Bignamini
Violino:  Natasha Korsakova

  Non è la prima volta che le 4 stagioni di Vivaldi vengo accostate a quelle di Piazzolla, ma per la prima volta si intercalano le stagioni di uno con quelle dell’altro seguendo due ordini diversi:  il ritmo dell’emisfero boreale per quanto riguarda Vivaldi e quello dell’emisfero australe per l’argentino Piazzolla. Ne risulta un incrocio elaborato di opposizioni come segue: Primavera di Vivaldi e Autunno di Piazzolla, Estate di Vivaldi e Inverno di Piazzolla, Autunno di Vivaldi e Primavera di Piazzolla, Inverno di Vivaldi ed Estate di Piazzolla. Se ne comprende immediatamente il piacevole gioco di continui rimandi. Ricordiamo che la sovrapposizione fra le due opere è possibile anche grazie al compositore russo Leonid Desyatnikov, che nel 1998 riorchestrò le stagioni di Piazzolla (originariamente composte per violino, piano, chitarra elettrica, contrabbasso e l’immancabile bandoneòn) per archi e basso continuo, inserendovi inoltre piccole citazioni dalle stagioni del Prete Rosso.

Il concerto è dunque iniziato con la metafora di ogni inizio: la celeberrima primavera RV 269, composta nel 1723. Pochi sanno tuttavia che il celebre attacco fu utilizzato anche nella Dorilla in Tempe, RV 709, opera rappresentata al Teatro Sant’Angelo di Venezia il 9 novembre del 1726, ovvero tre anni dopo la composizione delle stagioni. Citazione più che adeguata dato che in quella scena il coro inneggia proprio alla primavera. Un ascolto di questa preziosa perla rara può essere trovato qui: link. All’allegro succede un Largo che, con l’imitazione del mormorio di fronde e piante da parte del violino solista, ci ricorda che le quattro stagioni vivaldiane traggono ispirazione da altrettanti sonetti (le cui paternità restano ignote). Questo carattere idiomatico, che si ripete anche nel terzo movimento pastorale con il violino a suggerire il suono cadenzato di una zampogna, differenzia fortemente queste composizioni dai corrispettivi di Piazzolla. Ce ne accorgiamo tanto più appena attacca l’autunno dell’argentino, che ci porta di forza in una dimensione totalmente altra (letteralmente un altro emisfero), con gli strappi degli archi e l’assolo spigoloso del violoncello. Se si aggiunge poi il contrabbasso pizzicato nella migliore tradizione jazz ed una cadenza del primo violino, ecco che la melodia apparirà costellata di cromatismi e virtuosistici glissandi e lontanissima dal carattere descrittivo di quella vivaldiana.

N. Korsakova

La forma alternata del concerto ci riporta con un balzo a Vivaldi, e siamo alla languidezza dell’estate, che ci porta alla mente Giuseppe Verdi, anch’egli compositore di 4 stagioni per il balletto de I Vespri Siciliani” per Parigi. Anch’egli infatti nel dipingere la canicola estiva e i campi di grano realizza un ritmo lento e languido. Curioso dunque come ad entrambi i compositori, seppure distanti in ordine temporale e stilistico, la natura abbia suggerito simili risultati per il medesimo soggetto. Dopo l’Adagio di grande sospensione, l’attesa è tutta per il Presto, il famosissimo temporale realizzato superbamente dalla violinista  Natasha Korsakova (pronipote di Nikolay Rimskij-Korsakov!) che mostra tutte le sue qualità tecniche in questo fuoco di artificio. E la prova da virtuoso si traduce immediatamente in un tour de force di duttilità quando si passa all’inverno di Piazzolla, brano dominato dalle figure sincopate con il primo violino protagonista in una melodia malinconica raccolta in poche note. Segue una citazione esplicita di Vivaldi dovuta all’arrangiatore, mentre sorprende verso la conclusione un passaggio con gli archi pizzicati.

Una prima mezza rivoluzione terrestre è compiuta quando arriviamo all’autunno vivaldiano ed al suo Adagio molto che, specularmente all’incipit della Primavera, riprende ancora una volta un successivo uso operistico. In questo caso trattasi del’aria “Se pur sei”, dalla prima scena dell’atto terzo del Tito Manlio, un’aria del sonno. Ci si conferma qui che non è mai casuale in Vivaldi il riprendersi delle medesime melodie, infatti proprio nel sonetto dell’autunno si dice “E la staggio ch’invita tanti e tanti d’un dolcissimo sonno al bel godere”. Sembra dunque che il nostro compositore (come altri dopo di lui) avesse delle vere e proprie linee guida per rappresentare determinati effetti. Sempre tipica e descrittiva è anche la caccia successiva, dove gli archi imitano i corni in un ritmo ternario. Quanto diversa allora e nuovamente ci risulterà l’atmosfera al ritorno in casa Piazzolla, questa volta per la Primavera. Lontanissimo da questi effetti di imitazione (se si eccettua un’altra citazione da Vivaldi nel finale, questa volta affidata al cembalo), è sempre più evidente invece il ruolo da protagonista del primo violino della Korsakova.

Bellissimo in veste conclusiva l’inverno vivaldiano, con un Allegro molto dove sembra di scivolare sul ghiaccio (in perfetta armonia con il clima fuori dalla sala). Dovremo aspettare Meyerbeer nel Profeta per avere gli stessi effetti in musica, non a caso utilizzati proprio mentre in scena, in pieno stile grand opéra, compaiono dei veri e propri ballerini su una pista di ghiaccio. Si è distinto qui soprattutto il direttore Jader Bignamini, molto bravo anche in tutto il corso della serata nel tenere  testa a due stili così differenti eppure così ricchi di rimandi interni. Certamente lo ha aiutato la naturalezza esecutiva della virtuosa moscovita Natasha Korsakova, che ha generosamente concesso due bis scatenando l’entusiasmo della sala, completamente esaurita. Lunghi ed affettuosi applausi che hanno fatto tornare alla ribalta i protagonisti numerose volte.

 

Fabio Tranchida

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Posted in: Concertistica