Lucia di Lammermoor al S.Babila

Posted on 9 febbraio 2013 di

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Una caricatura del celebre sestetto

Lucia: Natalia Roman
Enrico: Matteo Jin
Edgardo: Nicola Pisaniello

Orchestra Sinfolario e Coro lirico di Parma
Direttore: Roberto Alvarez
Regia: Raffaele Tintori

E’ sempre piacevole tornare in questo teatro di Milano costruito nel 1964 dall’architetto Gottardi e famoso per la sua acustica perfetta. Molte sono state le energie spese per eseguire Lucia di Lammermoor, il capolavoro italiano del genio Gaetano Donizetti. E’ un’opera della piena maturità, eseguita la prima volta per l’importante teatro San Carlo di Napoli con la partecipazione del soprano Fanny Tacchinardi-Persiani e il tenore Gilbert Duprez: i massimi interpreti dell’epoca.

Le voci che abbiamo ascoltato questa serata sono state tutte buone con poche eccezioni. Dopo un corrusco preludio pieno di romanticismo e un coro (solo 6 i coristi in scena purtroppo) ecco l’aria di Enrico il fratello di Lucia. Enrico era interpretato da Matteo Jin voce robusta e intonata che non abbiamo potuto apprezzare appieno per il taglio della ripresa della cabaletta e delle seguente coda, luogo dove la voce deve affrontare vari fa acuti impervi per la voce baritonale. Niente preludio con l’arpa poi alla cavatina di Lucia, che entra direttamente con il suo recitativo. La voce dopo poche battute si scalda subito e tratteggia nell’andante una bellissima figura. Drammatica la visione del fantasma (già un indizio della futura pazzia?). Brava insomma Natalia Roman, anche nella cabaletta con una voce facile nel salire all’acuto. Poche battute di coda sono state tagliate (battute di puro belcanto) ma anche la Devia e la Ciofi le tagliavano alla Scala. E siamo al terzo protagonista, il tenore Nicola Pisaniello, dalla voce calda e brunita che nel salire non si sfalda, ma mantiene la sua robustezza. Fra qualche anno sarà probabilmente pronto anche per il repertorio verdiano.

Bello il duetto dei due amanti con la reciproca promessa di fedeltà e il commosso addio finale. Dopo il duetto tra Lucia e il fratello ecco una delle scene cardine dell’opera (spesso imitata in seguito): il finale del II atto con il matrimonio sforzato e l’ingresso improvviso di Edgardo che dà il via al popolare sestetto, ben eseguito dagli interpreti portando alla massima tensione. Nell’invettiva di Edgardo che porta alla stretta il nostro tenore è apparso un po’ affaticato ma nel complesso la scena ha mantenuto la sua potenza drammatica. Niente preludio della tempesta al terzo atto ma per fortuna mantenuto il duetto tra Enrico e Edgardo (che spessissimo in passato era tagliato). Bravo quindi il direttore a rispettare il più possibile la partitura che è molto complessa e fitta di rimandi.

Eccoci così alla scena della pazzia: in veste bianca e con una spada in mano compare Lucia. Resa molto bene quest’aria dove la bella voce della Roman dialoga ininterrottamente con il flauto (in origine Donizetti avrebbe voluto una glass harmonica, strumento ripristinato ad esempio alla Scala recentemente). Cadenza d’obbligo (musica non di Donizetti) di estremo virtuosismo. Grandi applausi. Chissà se la Tacchinardi-Persiani avrebbe preferito che l’opera finisse qui per raccogliere ella stessa tutti gli allori. Nell’originale testo di Scott infatti Edgardo muore poco gloriosamente tra le sabbie mobili…!!! Intervenne allora il tenore Duprez, che chiedeva la sua parte, un’aria che fu diligentemente composta da Donizetti con notevolissimo esito artistico. Questa sera anche a causa delle numerose prove (iniziate lunedì scorso) il tenore risultava parecchio affaticato ma anche lui ha portato correttamente l’opera al suo termine intonando un efficace recitativo e un’aria prima di scoprire della morte di Lucia ed intonare una cabaletta con un insolito tempo moderato. Tra la prima e la seconda esposizione del tema Edgardo si suicida (sarebbe stato più opportuno un pugnale che una sciabola però!!!) e maestro è stato il compositore a rendere la morte sulle labbra del tenore.

Ancora 2 giorni di repliche. Appuntamento a maggio con Orfeo all’Inferno e Aida.

Fabio Tranchida

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Posted in: Opera