Il Messiah di Händel con laVerdi

Posted on 18 novembre 2012 di

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Guido Reni, Natività

Soprano: Deborah York
Contralto: Sonia Prina
Tenore: Cyril Auvity
Basso: Christian Senn

Orchestra laVerdi barocca e Coro sinfonico di Milano Giuseppe Verdi
Direttore: Ruben Jais
Maestro del coro: Erina Gambarini

Il Messiah di Händel sta diventando una piacevole tradizione all’Auditorium di Milano. Infatti, è già stato eseguito cinque volte negli ultimi sei anni dall’orchestra laVerdi guidata da Ruben Jais. Una tradizione che si affianca dunque agli altri due appuntamenti fissi: le passioni di Bach a Pasqua e la Nona di Beethoven a capodanno. Il Messiah fu rappresentato la prima volta il 13 aprile del 1742 in una sala da concerto di Dublino. Veniva eseguito al tempo di Händel specialmente nel tempo di quaresima e di Pasqua, ma siccome la prima parte riguarda la nascita di Cristo, esso viene opportunamente eseguito anche in Avvento, all’approssimarsi del Natale. Questa è anche la ragione del collocamento nell’attuale programma de laVerdi, dato che nel rito ambrosiano cade in questo fine settimana proprio la prima di Avvento. Un retaggio di queste atmosfere è per esempio nella famosa “Pifa” o Piva, che evoca la cornamusa dei pastori giunti a visitare il redentore. Il brano è poi diventato anche un pezzo per solo organo, con il suo ritmo cullante:

Proprio per rafforzare il legame del Messiah con la nascita di Gesù, Ruben Jais ha deciso di eseguire integralmente la prima parte dell’oratorio e di condensare la seconda e terza parte in un unico blocco, tagliando quindi (purtroppo) tanti pregevoli brani. Speriamo che nella prossime esecuzioni si riesca anche ad eseguire l’oratorio integralmente, come è stato concepito, sfruttando al meglio l’edizione critica messa a punto dalla Barenreiter. Nonostante i tagli si è comunque mantenuto quel climax drammatico tipicamente teatrale, “per aspera ad astra”, in cui gli squarci di luce delle profezie bibliche nelle tenebre del dubbio si fanno sempre più trionfo nella luce della rivelazione. Soprattutto gli ultimi numeri della parte finale assolvono il compito di riassumere l’escatologia cristiana da Adamo al Cristo, dal peccato originario alle trombe del giudizio.

Sonia Prina

Sonia Prina

Tra i cantanti di questa serata ci sono innanzitutto due importanti conferme: il basso Christian Senn e Sonia Prina. Il primo è un basso di origina cilena ma italiano d’adozione che per tre stagioni compresa questa ha cantato in questo ruolo. Lo ricordiamo l’anno scorso anche in un validissimo Rinaldo sempre con la Verdi Barocca. Sonia Prima, anche lei alla terza stagione con il Messiah, è cantante di rara bravura specializzata nel canto barocco sia di Händel che di Vivaldi. Di quest’ultimo ha inciso due stupende edizioni del “La Senna Festeggiante” e “L’Olimpiade”. Sono stati questi due i protagonisti della serata.  Senn con una voce duttile e precisa nella coloratura (stupenda la realizzazione della parola “shake”) mentre la Prina un contralto con un timbro vellutato e dal fraseggio preciso. Deborah York, da poco apparsa sullo stesso palco nella cantata di Bach “Mein Herze schwimmt im Blut”, non ha invece convinto del tutto.  La sua parte è poco estesa rispetto alle altre voci (per quanto concentrata nei momenti più importanti: quelli che precedono le esplosioni gioiose) e nonostante ciò ha manifestato una voce poco sicura minata da un timbro non sempre bello. Il tenore francese Cyril Auvity è stato anch’egli non molto impiegato ma gli è bastato per mostrare le sue doti ed essere molto apprezzato. La sua entrata in scena con la profezia “Comfort ye” è stato un pezzo di rara suggestione, sicuramente per merito della musica di Händel che amplifica la linea vocale e riduce l’accompagnamento, ma ovviamente anche grazie alla personalità di questo bravo tenore da tenere d’occhio.

Ultimo protagonista (last but not least) è certamente il coro. Rispetto alla scorsa edizione la bella novità è che il coro è stato aumentato di numero. L’anno scorso vi erano solo 4 cantanti per ognuna delle 4 voci del coro, quest’anno il invece l’organico era composto da almeno 36 persone, trovando nuovi rapporti di bilanciamento con l’orchestra de laVerdi Barocca. Nonostante l’aumento degli effettivi, la precisione e la dizione sono state perfette, con evidenza soprattutto nelle fioriture dei soprani e nei numerosi passaggi fugati tra cui il difficilissimo “Amen” finale che fa da coronamento a tutta la partitura. Complimenti dunque alla direttrice del coro Erina Gambarini che conferma le sue doti (e ci è parso anche di scorgerla fra i contralti nella prima parte!). Altrettanti complimenti all’ormai veterano Ruben Jais, che conosce a menadito la partitura (qui ce la racconta anche) e non perde mai gli equilibri dell’insieme. Come bis ovviamente non poteva mancare l’Hallelujah, coi solisti che si sono uniti al coro, ciascuno nel settore dei propri colleghi di registro di voce, rendendo ancor più corale e condivisa l’esplosione di gioia in re maggiore (come quella della Nona beethoveniana) da portare fuori dall’Auditorium nella vita di tutti i giorni.

Fabio Tranchida

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Posted in: Musica sacra