Daniela Barcellona alla Scala

Posted on 14 aprile 2012 di

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Daniela Barcellona in recital alla Scala

Alessandro Scarlatti: Se mai ti punse il cor (da Tigrane)
Christoph Willibald Gluck: Che farò senza Euridice (da Orfeo ed Euridice)
Georg Friedrich Händel: Va tacito e nascosto (da Giulio Cesare)
Georg Friedrich Händel:  Cara sposa, amante cara (da Rinaldo)
Gioachino Rossini: Oh patria!… Di tanti palpiti (da Tancredi)
Manuel de Falla: Siete canciones populares españolas
Francesco Paolo Tosti: Quattro canzoni di Amaranta
Gaetano Donizetti: O mon Fernand (da La Favorite)

 Mezzosoprano: Daniela Barcellona
Pianoforte: Alessandro Vitiello

Dopo l’entusiasmante prova ne La Donna del Lago di Rossini,  Daniela Barcellona si ritaglia una serata tutta sua. L’attesa è stata grande poiché questa performance era prevista tempo fa, ma per una indisposizione della cantante è stata rimandata fino a Lunedì 2 aprile.

Il CD di Arie di Scarlatti della Barcellona

Il CD di Arie di Scarlatti

La serata è iniziata all’insegna di Alessandro Scarlatti (1660 – 1725), un’aria dal Tigrane molto raffinata e dolce, poco impegnativa tecnicamente ma estremamente ardua nell’espressione. Scelta non casuale se consideriamo che Daniela Barcellona ha di recente inciso per Deutsche Harmonia Mundi un CD proprio su Scarlatti intitolato Opera Arias, con il Concerto de’ Cavalieri diretti da Marcello Di Lisa. La buona notizia inoltre è che questo è soltanto il primo capitolo di un ciclo chiamato “The Baroque Project” e che vedrà anche pubblicazioni su Giovanni Battista Pergolesi, Nicola Antonio Porpora, Antonio Vivaldi e Luigi Cherubini. Un CD che consigliamo insomma a tutti gli amanti dell’opera barocca. Rispetto a Vivaldi, che negli ultimi 5 anni ha visto il suo catalogo aumentare esponenzialmente con molte incisioni complete di opere a cura della Naive opus 111, lo Scarlatti operista è ancora poco conosciuto (se escludiamo la magnifica registrazione de La Griselda a cura di Renè Jacobs). Ottima quindi la riscoperta di Daniela di molte arie scarlattiane di opere ormai cadute nell’oblio, la speranza è che l’aria cantata alla Scala sia un invito ad approfondire questo grande autore barocco.

La Barcellona nel ruolo di Ottone

La Barcellona nel ruolo di Ottone

Dalla perla rara si passa ad un pezzo forte: la famosa aria dall’Orfeo ed Euridice di Gluck (tanto famosa da essere parodiata anche da Offenbach nel suo Orphée aux Enfers). L’estremo pathos con cui è stata cantata introduce l’ascoltatore ai famosi ruoli en travesti di cui la Barcellona è oggi interprete assoluta. Ricordiamo fra l’altro che alla prima assoluta (Vienna, 5 ottobre 1762) il ruolo di Orfeo era interpretato dal contralto Gaetano Guadagni, definito allora “musico” essendo la parola “castrato” assolutamente offensiva. Con la scomparsa dei castrati è sempre più raro trovare chi ne faccia le veci. A ruoli in abiti maschili si riferiscono anche le due arie di Händel, rispettivamente dal Giulio Cesare in Egitto e dal Rinaldo (quest’ ultimo interpretato proprio dalla Barcellona al teatro degli Arcimboldi qualche anno fa). “Le phisique du rôle” della nostra cantante è perfetto in scena per rappresentare ruoli maschili, solitamente di grandi condottieri, principi o soldati, ruoli appunto storicamente appannaggio dei “musici”. In “Cara sposa amante cara” dal Rinaldo la melodia procede lentamente e la voce della Barcellona riesce a renderla quasi ipnotica. Si resta meravigliati dello spessore della voce, in particolare dal brunito della componente grave che, anche nelle note più scabrose, trova la cantante vincente. Anche qui giova una nota filologica: la versione che abbiamo ascoltato non si riferiva alla prima esecuzione del 1711, dove Rinaldo era il soprano Nicolò Grimaldi, ma alla seconda versione del 1731, dove il ruolo venne affidato al celeberrimo mezzosoprano il Senesino (Francesco Bernardi), di cui la Barcellona potrebbe interpretare tutti i ruoli senza problemi di sorta. Il crescendo drammatico non può che giungere all’apice col gran maestro dei crescendi: Rossini. La stessa cantante ha rivelato quanto il ruolo di Tancredi sia stato capitale nella sua carriera. Basti pensare alle sue performance nell’allestimento del grande Pier Luigi Pizzi, dove l’introduzione del finale tragico ha trovato in lei la più grande interprete. Ed oseremmo dire che più che nell’aria in se stessa è nel drammatico recitativo che abbiamo colto la grandezza dell’interprete. Sarebbe interessante mettere a confronto quest’aria, così amata da Stendhal, col rifacimento “Dolci d’amor parole”, scritto da Rossini a pochi giorni della prima per soddisfare le brame di Adelaide Malanotte. E’ infatti questa un’aria stupenda e molto più complessa di “Di tanti palpiti”, ricca di quegli effetti barocchi di eco già sperimentati ne La Pietra di Paragone. Attendiamo allora con ansia che anche la Barcellona la incida, come d’altronde ha già fatto la sua “rivale”, Vesselina Kasarova (nel 1995 per la RCA).

Col marito A. Vitiello

D. Barcellona e A. Vitiello

Sapiente la prosecuzione del programma: dopo l’acme rossiniano, le Siete canciones populares españolas di De Falla, composte nel 1914, si defilano dal confronto impossibile sul piano prettamente teatrale e ci restituiscono invece una dimensione più intima dove Daniela ha egualmente brillato. Notevoli le nuances tipicamente spagnole ravvisabili pure nei ricercati accompagnamenti eseguiti, anche in questo caso, da Alessandro Vitiello, non solo pianista ma anche, come tutti sanno, marito della nostra cantante. Sempre sulla scia modernista sono seguite di Francesco Paolo Tosti le Quattro Canzoni di Amaranta, su testi di Gabriele D’Annunzio, composte nel 1907. Su queste quattro canzoni (esistenti anche in versione per baritono) aleggia uno spirito tipicamente decadente che filtra non solo dai testi ma anche dalla musica che ci traghetta nel ‘900. E per il gran finale non poteva mancare un altro cavallo di battaglia: l’aria da La Favorite di Donizetti, giustamente collocata a chiusura della splendida serata come squisito dessert per il ghiotto melomane. La versione originale francese ha ormai spodestato la pessima traduzione italiana che tradiva non solo l’incedere della prosodia francese ma in numerosi casi anche il significato stesso dei versi (a causa della solita ottusa censura ottocentesca). La prima interprete fu il 2 dicembre del 1840, a Parigi, la mezzosoprano Rosine Stolz, la quale creò anche il ruolo di Zayda nel Dom Sébastien. Daniela riesce ancora una volta ad infondere sia i toni drammatici (nella cavatina) che la baldanza (nella successiva cabaletta). Cresce dunque la speranza di vederla presto interpretare questo ruolo a teatro.

Inevitabili e meritatissimi gli applausi trionfanti al termine del concerto. Tra i bis l’aria tratta dalla Mignon di Thomas e la divertente Regata Veneziana di Rossini, dove Daniela ha interpretato Anzoleta, che con uno schiocco di bacio ringraziava tutti i presenti.

Fachiro Da Antib

LINK per l’ascolto:  Oh patria! Di tanti palpiti

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Posted in: Opera, Recital