L’Elias di Mendelssohn all’Auditorium

Posted on 16 febbraio 2012 di

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Il profeta Elia

Elias per soli, coro e orchestra op. 70

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi
Maestro del Coro Erina Gambarini

Soprano Kismara Pessatti
Contralto Simone Easthope
Tenore Dominik Wortig
Baritono Markus Eiche
Direttore Helmuth Rilling

Felix Mendelssohn BartholdyAssistere il 3 febbraio all’oratorio Elias è stata un’occasione speciale, non solo poiché si trattava proprio della data di compleanno di Mendelssohn, ma soprattutto per l’eccezionalità dell’esecuzione di un’opera considerata estrema nel catalogo sia per la data di composizione che per le innovazioni sperimentali. Si è spesso parlato di “passatismo” riferendosi alle composizioni di Mendelssohn, associandolo riduttivamente alla riscoperta di Bach e Händel, ma solo oggi possiamo comprendere come sia stato capace di riplasmare l’oratorio händeliano non da manierista ma da vero romantico. Ne è esempio il recitativo di Elias col quale inizia l’oratorio, precedendo addirittura l’ouverture. Si tratta di una grande innovazione drammatica, già utilizzata come espediente operistico (si anticipa un recitativo prima del coro di ordinanza, come nella Semiramide di Rossini o nelle successive scene di apertura d’atto di Stiffelio e Aida) ma mai nell’ambito della musica religiosa. Va ricordato che questo oratorio è stato completato nel 1946, un anno prima della morte, che coglierà il compositore il 4 novembre del 1847, non gli permettendogli di comporre il seguente oratorio in programma, il Christus (il cui titolo sarà poi fonte di ispirazione per un successivo oratorio di Liszt).

Helmuth Rilling

Helmuth Rilling

Siamo quindi nella piena maturità dell’autore: i pezzi chiusi che caratterizzano l’Elias sono in realtà molto permeabili, modernissimo è infatti lo svolgimento musicale, senza scompartimenti stagni. Molti compositori (fra cui sicuramente anche il Gounod dei pezzi sacri) faranno tesoro delle innovazioni sia del Paulus che soprattutto dell’Elias, che rimane l’opera lasciata in eredità da Mendelssohn al successivo mondo musicale. Bastino come esempi il N.1 (Coro) e il successivo N.2 (Duetto con coro), che sviluppano un dialogo complesso ed elastico. Fra i tratti salienti della parte orchestrale citiamo poi il N.38, con gli ottoni e i timpani a guidare la piena orchestra per dipingere il viaggio del profeta sul carro di fuoco, ed il numero seguente con la tromba solista che echeggia, insieme al soprano, il giudizio finale. E’ stato quindi grande protagonista della serata il direttore Helmut Rilling, capace di tenere le redini dell’orchestra sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”, cogliendo appieno i fremiti romantici, pur dissimulati dietro la struttura musicale che tanto si ispira al ‘700 quanto più si apre ai più moderni canoni compositivi.

Altrettanto complessi sono i cori del Coro sinfonico “Giuseppe Verdi”, nei quali possiamo apprezzare la derivazione dai corali bachiani e (soprattutto) dalle innovazioni portate avanti da Händel nei suoi oratori in lingua inglese, composti nell’ultima parte della sua vita. Mendelssohn non copia ma riplasma la materia lavica che fuoriesce dal coro e dall’orchestra fino a giungere a volumi sonori inediti, fino a sfruttare appieno la dinamica dei complessi musicali. Ad esempio, prima che Elias pronunci le parole “Rufet lauter!”, il coro letteralmente “grida”, in una sezione lunga e complessa che corrisponde al N.11 della partitura.

Il baritono Markus Eiche ha dato, con la sua voce stentorea, grande spessore  al personaggio di Elias, chiamato a tuonare anatemi, maledizioni ma anche invocazioni. Il nostro baritono vince il confronto anche sull’orchestra, che rispetto all’orchestra di Händel è molto più nutrita, soprattutto nei legni e negli ottoni. Quest’ultimi non sono piu’ solo le trombe naturali dall’intonazione così problematica, ma strumenti ormai moderni che posso arricchire il colore dell’orchestra. I recitativi di Elias e le sue perorazioni hanno spesso il rinforzo dei tromboni, viene quindi immediato il confronto con il Moïse di Rossini, che proprio a Parigi aveva sviluppato particolarmente la dizione di un recitativo veramente drammatico, superando gli esempi della tragédie-lyrique francesi (un’altra derivazione del Moïse è sicuramente il Noè del Diluvio Universale di Donizetti, ma difficilmente Mendelssohn avrebbe potuto conoscerlo).

Segnaliamo infine, nel N.18, l’arioso del contralto accompagnato da soli archi, capace di dare un senso di pace e riposo straordinario e necessario a smorzare la tensione accumulata; il contralto Kismara Pessatti, con la morbidezza della suo voce e con le vibrate note basse, ha reso prezioso questo che altrimenti potrebbe risultare un semplice pezzo di transizione. Peccato soltanto che il fanciullo, Der Knabe in partitura, sia stato cantato poco felicemente da un soprano e non da una voce bianca che avrebbe quasi sicuramente creato un felice effetto.

TOBIA da FRANCHI

LINK per l’ascolto: Elias op.70
LINK per gli spartiti: archivio IMSLP 

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Posted in: Musica sacra